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IL CALDO E IL FREDDO

Dal momento che fa caldo, in questo periodo abusiamo di ventilatori e di impianti di aria condizionata. Specie i secondi non hanno sempre un impatto neutro sull’ambiente, ma nessuno oramai pensa di poterne fare a meno, particolarmente in auto, nel mezzo di qualche ingorgo sotto il sole di mezzogiorno, oppure in ufficio o in fabbrica, durante il lavoro. Ci siamo proprio viziati. Hai voglia a dare la colpa al riscaldamento globale, al fatto che le estati di quaranta anni fa non erano così insopportabili. Forse è il genere umano che è diventato incapace di sopportare.

Allo stesso modo, non potremmo certo più fare a meno dei termosifoni d’inverno o di altri dispositivi di riscaldamento tecnologico. Insomma il vecchio camino non ci basterebbe più.

La specie umana evolve: parallelamente al progresso, si delinea un nuovo esemplare umano, un gigante dai piedi d’argilla sempre più potente ma anche sempre più fragile, in quanto sempre più dipendente dalla tecnologia da lui stesso perfezionata.

Questo paradosso della contemporaneità è stato variamente commentato e approfondito: è quello che ci meritiamo, ed è lo stesso paradosso che alimenta il contro-mito ecologista del buon selvaggio, la nostalgia per una umanità più in armonia con il pianeta, in grado di rispettarlo nei suoi ritmi naturali. E’ un sogno, beninteso, che è giusto tenere presente come la meta irraggiungibile del migliore dei mondi possibili.

In questo universo che ci siamo costruiti, gli agi ci consentono di patire sempre meno -costi quello che costi- , di cogliere cioe’ sempre meno la differenza fra bene e male, di neutralizzare sempre più (anche se fino a un certo punto) ciò che ci disturba, ci tormenta e ci fa soffrire. Il caldo d’estate, ad esempio.

Ma senza il caldo, che estate è? La tendenza a non volerlo provare, a non saperci accontentare di quel condizionatore naturale che un tempo era l’ombra di un albero, rivela la nostra seduzione  per un mondo sempre più neutro e -peggio-  più neutrale, ovvero privo di quelle differenze che… fanno la differenza.

La differenza è sofferenza: affrontarla comporta adeguamento, fatica, sopportazione, cambio di prospettiva. La differenza è impegnativa, scomoda. Se no perché il mainstream contemporaneo farebbe di tutto per convincerci che “siamo tutti diversi”, insinuando la convinzione che non basta più essere tutti uguali nonostante le differenze, ma che dobbiamo arrivare a non vederle nemmeno, a rendere uguali anche quelle?

Ribelliamoci. Le differenze esistono ed esisteranno sempre, vivaddio. Inclusa quella fra caldo e freddo, fra estate e inverno. O arriveremo a sostenere che non solo “le mezze stagioni non esistono più”, ma che non esistono più nemmeno le stagioni. Non ce ne siamo accorti, ma gli impianti di aria condizionata sono strumenti della normalizzazione omologante, agenti del Grande Fratello che vuole ridurci a robot in-senzienti.

Io mi ribello, io sono umana, io mi ricordo che ora è estate: io sudo.

 

21 luglio 2023

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