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IL GIOCO DELLE SEDIE

Quando ero piccola io, alle festicciole di compleanno, andava di moda un ingenuo gioco “a eliminazione”: si ballava intorno ad alcune sedie allineate che erano sempre una in meno rispetto al numero dei ballerini. Il direttore del gioco bloccava a sorpresa il giradischi e a quel punto bisognava precipitarsi a occupare le sedie. Quello che rimaneva in piedi veniva eliminato. Quindi si eliminava anche una sedia e il gioco riprendeva. Fino a che non rimanevano una sedia e due soli giocatori e infine un giocatore solo: l’ultimo conquistatore dell’ultima sedia…

Il nostro pianeta è grande, eppure sembra proprio che ci sia sempre e comunque …una sedia in meno. Oppure un giocatore in più. Da sempre, c’è sempre qualcuno di troppo che non riesce a posare le sue stanche membra, che è destinato comunque a “uscire”. Non solo dal gioco, ma dalla vita.

Dall’antichità fino ai giorni nostri, questioni territoriali o ideologiche o razziali più o meno giustificate continuano a produrre ondate di fuoriusciti. Alcuni sono profughi di propria scelta, li vediamo ogni giorno sulle nostre coste: lasciano i loro paesi per fame, per guerra, in cerca di miglior fortuna. Ma altri sono profughi in quanto cacciati da altri, perché per loro qualcuno ha deciso che la musica si deve fermare.

E così la storia umana non fa che produrre uscite forzate; per secoli tanta gente non ha fatto che cacciare altra gente: i catari e gli hussiti, i pellerossa e gli slavi, gli ebrei e i ciprioti, gli zingari e i testimoni di Geova, i curdi e i palestinesi… Gente cacciata da altra gente.

Qualcuno è di troppo, sempre. A torto o a ragione, il pianeta Terra sembra davvero non essere abbastanza grande. E le tragiche espulsioni di masse umane, le pulizie etniche, gli esilii forzati tendono a ripetersi ancora oggi con tragica ciclicità, nell’indifferenza planetaria, nonostante la diffusa consapevolezza sul valore dei più elementari diritti umani. Ma quelli che furono vittime di cruente epurazioni passate, continuano, con implacabile metodo, a riservare ad altri la stessa sorte subita.

Forse il gioco delle sedie è meno ingenuo di quanto pensiamo noi bambini di un tempo.

Da dove nascono i giochi di bambini?

Da ingenui slanci che mettono a nudo pulsioni a volte oscure e radicate. Il gioco è quasi sempre la pantomima della sopraffazione, candidamente camuffata nell’innocenza del divertimento. Nel gioco delle sedie, non a caso il vincitore finale è l’unico a poter restare seduto: quella sedia diventa il suo trono. Evidentemente noi umani conosciamo il gusto del potere anche da bambini.

Ma basterebbe poco per accorgersi che, seduto su quel trono, il vincitore è solo. E oggi abbiamo imparato che nessuno vince da solo. Perché a un certo punto la musica si ferma per tutti.

 

23 novembre 2023

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