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IN FONDO A DESTRA

Un mio amico di origini e famiglia ebraiche mi ha comunicato ieri il suo malumore di questo periodo. “Puoi immaginare perché”. Ho immaginato, in effetti. Sono in molti a fargli compagnia. Il perché è il cambio di governo. Sono in molti a dare per scontate svolte revanchiste e autoritarie, passatiste e minacciosamente nostalgiche. Già la von der Leyen da Princeton, e poi la premier francese Borne avevano messo con ampio anticipo le mani avanti, quando ancora la vittoria della destra in Italia era solo paventata e il nuovo governo era lontano dall’essersi insediato, sbandierando indebiti strumenti di controllo e promesse di vigilanza sul rispetto dei diritti umani in Italia etc.

Io non so se Giorgia Meloni proporrà nuovamente le leggi razziali o rilancerà l’autarchia e le adunate del sabato per balilla, avanguardisti e piccole italiane. Tutto può essere. E’ vero, la storia si ripete, ma c’è un tempo per tutto, e sono fermamente convinta che certi mostri sarebbero oggi ridicolmente anacronistici, perlomeno nel nostro paese. L’Italia non è la Corea del Nord. Sarebbero inoltre mostri alquanto ingenui, a palesarsi identici ai loro progenitori, a dichiararsi apertamente fautori della razza pura o altre simili cavolate.

Non sto minimizzando il pericolo, semmai invitando a vederlo altrove. I nuovi mostri, tragicamente attuali, sono quelli che si mimetizzano, che mascherano la dittatura da democrazia, il totalitarismo da garantismo universale, l’imbonimento comunicativo da libertà di opinione, l’autoritarismo da riformismo. Avere paura del ritorno delle camicie nere denuncia tutta la nostra immaturità politica, il nostro fragile senso di democrazia, e certamente testimonia che ci sono ancora troppe ferite aperte, che come tali vanno comunque rispettate.

Ma che mi succederebbe se io per esempio facessi notare che la Costituzione italiana contraddice se stessa quando all’articolo 21 sancisce il libero pensiero, mentre nella dodicesima disposizione transitoria vieta la riorganizzazione del Partito Nazionale Fascista?

Certo, la storia del ventennio ci ha scottati, ma dovrebbe aver scottato molto di più i nostri padri e i nostri nonni che noi. Per le nostre generazioni sarebbe tempo ormai di rinnovarsi, quanto meno di aggiornare le nostre paure. Potremmo anche smetterla di dare del fascista a chiunque non la pensa come noi. Rivivo in questi giorni una curiosa sensazione risalente a oltre trent’anni fa, al tempo della caduta del Muro e dello sgretolamento dell’Unione Sovietica. Molti di noi in Occidente a quel Muro ci si erano comodamente appoggiati, nonostante tutto. Era il baluardo della democrazia e della libertà. Divideva due ideologie, è vero, ma ci dava anche la presuntuosa certezza che di qua fossimo nel giusto, e che di là  ci fosse il concentrato di tutti i cattivi della terra. O viceversa, se magari simpatizzavamo per Karl Marx e compagni. Finita quella contrapposizione, abbiamo cominciato tutti a provare un singolare disorientamento: chi erano, adesso i cattivi? Dove si potevano nascondere, sotto quale bandiera, indossando quale divisa?

Oggi in Italia è più o meno lo stesso: ci mancano i cattivi, abbiamo nostalgia di un nemico. Fino a ieri lo tenevamo in gabbia al di là del muro delle sue idee “antiche” e pericolose da fondo del barile. Oggi è entrato nel palazzo con tutti gli onori, incarnato in una graziosa quanto agguerrita giovane donna e anche se potrebbe apparire ragionevole e perfino competente, ci rassicura pensare male di lui. Anzi di lei. Credo che i malumori di tanti derivino dalla nostalgia dei fantasmi del passato che in qualche modo ci esonerano dal riconoscere (e combattere) i pericoli del presente.

In generale, la nostra più grande sconfitta non dovrebbe essere la vittoria del nemico o dell’avversario, ma il rischio e l’impegno di doverci accorgere che forse non ha poi tutti i torti, e che soprattutto non merita di essere annientato a prescindere. A meno che in ballo non ci sia tutt’altro, ovvero la bieca gestione del potere. E allora tante sottigliezze vanno davvero a farsi benedire. E allora l’insulto “fascista” diventa il giusto surrogato del Muro: è più facile contrapporsi che cercare di collaborare nell’interesse di un paese, il nostro, alla vigilia di un tracollo epocale.

 

3 novembre 2022

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