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LA …ANORMALE NORMALITA’ DI VANNACCI

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Ma Vannacci ci fa o ci è? Metà dei suoi detrattori giurerà sulla sua malafede: il generale cambia furbescamente di continuo le carte in tavola ora affermando ora smentendo idee provocatorie e estreme per strizzare l’occhio ai naziskin e nello stesso tempo mantenersi il favore dei vecchi – e più equilibrati – benpensanti della destra, delusi, a suo dire, dal governo Meloni. L’altra metà di quelli che lo detestano giura che è semplicemente folle o ignorante o stupido.

In uno dei recenti confronti televisivi in non so quale rete e programma ripresi dal web, (https://www.youtube.com/watch?v=zrJOCTtb1uc)  l’intelligente ed equilibrato Nicola Porro gli ha posto un’intelligentissima domanda alla quale l’onorevole generale ha intenzionalmente o stupidamente evitato di rispondere. La domanda era, in sintesi: si rende conto, quando diffonde affermazioni così provocatorie, di esporsi a interpretazioni equivoche? (io aggiungo: irritando i suoi avversari o interlocutori? Sembra che lo faccia apposta, ed evidentemente è proprio così). In ballo era la stracitata questione della cosiddetta “normalità”: i gay sono anormali, gli handicappati sono anormali, gli italiani mulatti sono anormali etc. Come un disco rotto, Vannacci insiste con piglio “innocente” sulla interpretazione esclusivamente statistica e neutrale della normalità, richiamando il pubblico all’importanza della semantica: “normale” vuol dire appartenente alla “norma” numerica, ovvero alla maggioranza. Poiché i gay etc non sono, almeno in Italia, la maggioranza della popolazione (francamente sarebbe da verificare, nel caso la questione fosse rilevante), non sono normali. Lungi però dal volerli discriminare.

Porro – e io con lui – si rifiutava di credere che il generale non riuscisse a intendere che questo tipo di affermazioni genera appunto inevitabili quanto pericolosi fraintendimenti, dal momento che va a sfiorare, stuzzicandole, delicatissime questioni di eguaglianza e di rispetto costituzionale. Il punto è che a questa osservazione Vannacci ha fatto orecchie da mercante. Per questo, di solito, tra lui e i suoi avversari è un dialogo tra sordi. Ergo: o è davvero stupido o in malafede. O non arriva a capire la sottigliezza o gioca scientemente sull’equivoco e sulla provocazione. E allora è pericoloso. In entrambi i casi lo è. Del resto, anche chi cade nella sua trappola, prendendo fuoco all’uso strumentale e furbesco della parola “normalità” non si mostra molto più intelligente. Alimentare la polemica terminologica tradisce un uso altrettanto strumentale delle parole, e aiuta il generale a sorvolare su ben altre questioni, sostanziose e programmatiche.

Di fronte a chi salta sulla sedia irritato dall’ insistenza sulla “anormalità” sia pure solo statistica dei gay, basterebbe usare un’altra parola, rispetto a quella che inevitabilmente suona offensiva. A che pro ostinarsi a usarla e pretendere di verniciarla di neutralità se la maggioranza di chi la recepisce vi vede al contrario una provocazione e una discriminazione? Se si vuole far credere che nel progetto politico di Vannacci la “anormalità”  non comporta discriminazione e non toglie alcun diritto, a che scopo evocarla?

Per questo anche chi salta sulla sedia all’uso strumentale della parola “normale” farebbe bene a non lasciarsi minimamente offendere, a non prendere neppure in considerazione l’ambiguità malevola (o stupida) con cui la parola è impiegata, visto che il giochetto appare chiaro.

Conclusione: sia che Vannacci sia in malafede e voglia sedurre nostalgici neonazisti che butterebbero i presunti anormali dalla rupe Tarpea, sia che sia stupido, confido che anche la …maggioranza degli italiani (ariani, eterosessuali e abili al cento per cento) ne tenga conto.

 

18 ottobre 2026

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