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LA FAMIGLIOLA DEL BOSCO

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Da qualche tempo compaiono in giro per i social divertenti prese in giro della nota marca di biscotti “Mulino Bianco”, artificioso simbolo di prodotti naturali: “Mulino Nero”, “Mulino Stanco” e simili. Segno che certe “fiabe” contemporanee non reggono più, nonostante il dilagante ecologismo e forse proprio grazie al dilagante ecologismo, divenuto negli ultimi tempi più accorto e smaliziato circa le falsificazioni industriali che, va detto, non risparmiano neppure i negozi “naturistici”, molto di moda.
Tant’è. “Famiglia da Mulino Bianco” è divenuto ben presto, e già poco dopo la comparsa del marchio, sinonimo di famiglia pseudo-perfetta, ovvero finta, irrealistica nel suo regime ambientalisticamente corretto  e pertanto facilmente esposta a ironie di vario genere.

Ma ora abbiamo finalmente una famiglia da Mulino Bianco autentica, incarnata, che sembra improvvisamente saltata fuori dalle pagine patinate della pubblicità o dagli spot televisivi.

E’ la famiglia di origine australiana (due coniugi, tre figli) che ha scelto di vivere nei boschi abruzzesi, scatenando insulti e polemiche e soprattutto attenzioni da parte dello Stato. Non gestiscono alcun mulino ma hanno un impianto fotovoltaico, raccolgono l’acqua dal pozzo, coltivano la terra… Liberi. Chi li approva incondizionatamente vede in loro l’emblema del coraggioso affrancamento dal sistema, l’anticonsumismo, la semplicità, l’autenticità, il contatto con la natura. Si sa, il mito del buon selvaggio ha sempre raccolto facili consensi. Per me, contenti loro…

Però non ci credo. A un po’ di tecnologia, il buon selvaggio contemporaneo deve pur accondiscendere. Lo stesso impianto fotovoltaico della famigliola del bosco, rispettoso della natura, presuppone un’industria che produca, installi e curi l’assemblaggio degli impianti. Dunque un po’ a patti con la perfidia del capitalismo, il buon selvaggio di oggi deve scendere, gli conviene. Dirà: lo faccio quanto basta. Ma quel poco gli sporca comunque l’innocenza. Non è tempo di essere puri.

E dell’isolamento dei bambini – istruiti a casa, che giocano solo tra loro – vogliamo parlare? In quel caso nessuna concessione, nessun contatto col resto del mondo, anzi selezione feroce, distanziamento estremo, indizi di razzismo. Ma ha senso vivere così, come dentro un libro illustrato? Rifiutare il sistema significa rifiutare anche il resto del mondo, dell’umanità: una scelta che sarà anche libera ma è soprattutto contro natura. Perché è nella natura dell’uomo socializzare comunque, non isolarsi. Dunque non facciamo di questo signore soavemente barbuto e della sua signora con rigorosa treccia sale-e-pepe i campioni dell’ecologismo e dell’autenticità. O sono dei provocatori o hanno uno strano concetto di che cosa è naturale per l’uomo.

Detto questo, che poi lo Stato li tenga sotto osservazione per presunte violazioni di chissà quali doveri e si occupi dei tre piccoli “selvaggi” invece di potenziare l’invio di psicologi, sociologi e propri assistenti sociali fra i tanti adolescenti dello Zen o di Scampia è un’altra storia. Che sottolinea quanto la stupidità umana sia in egual dose distribuita fra naturisti radical e ottusi burocrati. Ma anche questo è… natura!

 

10 novembre 2025

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