Close

LA LINGUA BATTE…

Per ascoltare invece di leggere:

A ondate, si fanno avanti i puristi della lingua italiana, rivendicando le sue origini storiche basate sul latino e rifiutando i contagi esterofili, soprattutto con l’inglese.

E allora ecco le raccomandazioni: si pronuncia MEDIA e non MIDIA. Si pronuncia SUMMIT e non SAMMIT, JUNIOR, non GIUNIOR. Eccetera.

Osservazione ineccepibile. E tuttavia bisogna sempre ricordare che la lingua – ogni lingua-  evolve insieme agli uomini che la parlano, ai loro spostamenti, alle loro contaminazioni e ai loro incontri, insieme al tempo che passa. Infatti diciamo “figlio” e non “filius”. Benché siamo perfettamente consapevoli che la parola “figlio” derivi da “filius”. Diciamo “repubblica” e non “res publica”. Diciamo “zucchero” (con la zeta sorda, perfavore!) e non “sukkar”, che è una parola slava, diciamo “almanacco” e non “al-manah”, che è una parola araba.

Quando esattamente il latino è diventato italiano?

Quando parole non italiane sono entrate di diritto nei nostri vocabolari?

Evidentemente è impossibile stabilirlo. Non ci sono date precise. E d’altra parte, nemmeno qualcuno avrebbe mai potuto opporsi al processo.

Così come è impossibile opporsi ai mescolamenti di etnie, dovuti a invasioni, migrazioni, esodi… Le persone si incontrano, comunicano. E così si incontrano e “comunicano” le lingue che esse parlano.

Questa accademica attenzione alla integrità della nostra-o di ciascuna – lingua appare decisamente anacronistica rispetto alla velocità degli spostamenti e dei contagi che la storia umana ha sempre prodotto e che in questo momento storico sono particolarmente intensi.

Nella pretesa di proteggere la lingua pura sembrano riscontrarsi tracce di quell’orgoglio per la razza pura, che sappiamo dove portò. Dunque i purismi saranno anche legittimi, ma nella consapevolezza di cui sopra.

Generalmente, in questo mondo, la purezza è degli angeli, non degli uomini. Teorica, quasi mai reale. E forse meglio così. Perché a volte la purezza finisce per generare isolamento e superbia.

Invece la comunicazione è scambio, gestualità, improvvisazione, fantasia. I vocabolari sono un po’ come cimiteri. Quando entrano lì dentro, le parole sono quasi morte, o destinate a non essere usate più nel giro di qualche anno. I neologismi invece -anche se figli di una scorrettezza linguistica, anche se assenti dai vocabolari– testimoniano l’emozione di un incontro, la voglia sempre nuova di confrontarsi con quello che non capiamo, con ciò che non ci assomiglia.

 

13 marzo 2024

 

 

One thought on “LA LINGUA BATTE…

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *