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LA MIA MANO SINISTRA

Faccio parte di una di quelle generazioni cui, al momento di imparare a leggere e scrivere, veniva proibito l’uso della mano sinistra. Antiche superstizioni o ragionevolissime motivazioni pratiche inducevano gli educatori a inibire una predisposizione naturale ritenuta dannosa per il corretto processo di apprendimento dei bambini in età pre-scolare.  Fu mio padre a insegnarmi a leggere e a scrivere in linea con questo canone, e ricordo perfettamente quella particolare fatica psico-fisica che doveva legare il cervello alla mano sbagliata, che per me era la destra, mentre alla sinistra veniva assegnato il consolatorio compito di ancella: non la si lasciava del tutto inattiva, ma le si concedeva di tenere fermo il foglio. E così sono diventata una mancina corretta. Oggi i neurologi affermano che mi è andata bene: avrei potuto manifestare una serie di problemi, dalla dislessia all’autismo, ma forse esagerano. Sostengono che se non tutti i mancini corretti soffrono di disturbi neurologici o comportamentali,  ottanta bambini problematici su cento sono mancini corretti.

Invece io sono diventata una scrittrice disinvolta, per di più capace di una grafia frma ed elegante in bella copia, che però negli appunti personali diventa un groviglio irregolare, faticoso, antiestetico e illeggibile perfino per me stessa. E allora mi rimbomba la vecchia filastrocca “chi non capisce la sua scrittura è un asino di natura”. Un po’ asina sono rimasta, in effetti, ovvero cialtrona, disordinata, tendenzialmente sconnessa, incapace di distinguere di primo acchito la destra dalla sinistra, totalmente priva di senso dell’orientamento e anche con qualche incespicatura nel linguaggio (che pare sia tra gli effetti collaterali del mancinismo corretto).

Qualche mese fa mi imbatto in un corso di disegno molto smart, al quale mi iscrivo per la curiosità insaziabile verso una disciplina che negli anni ho colpevolmente tralasciato, rinunciando a curare un certo mio talento naturale. L’insegnante, Clizia Omarini, molto preparata e motivata, adotta il metodo del risveglio dell’emisfero destro, quello preposto all’intuizione e alla creatività di contro al dominante emisfero sinistro, portatore della razionalità. Di qui esercizi particolari: disegnare il modello capovolto, disegnare partendo dalle ombre e dagli spazi vuoti invece che dalle linee di contorno… Il tutto per evitare che gli intellettualismi dell’emisfero sinistro condizionino la difficile arte del guardare con occhio “naturale”, ovvero privo di pregiudizi concettuali, neutralizzando così la presunzione tutta razionalistica di saper vedere un mondo che in realtà non abbiamo mai guardato con… “innocenza”.

Ultima sfida in questo senso proposta dall’insegnante: disegnare con la mano sinistra. Ho provato e il risultato ha impressionato me per prima. A distanza di sessant’anni la mia povera mano rejetta aveva conservato memoria del proprio destino immaginifico e visionario (che notoriamente dipende dall’emisfero opposto, appunto il destro!) Ho scoperto così di poter disegnare proprio con lei, la mano ancella, che per una vita avevo relegato in ruoli di sostegno.

E’ stata una liberatoria sensazione di potenza, mi sono sentita improvvisamente fortissima, ricentrata. Sempre, nella storia, periodi di repressione provocano slanci libertari e anche intense fioriture creative. E’ esttamente quanto mi è accaduto, con conseguenze importanti anche in altri ambiti della mia vita personale. Ho dato così improvvisamente senso a un sogno ricorrente: scopro di colpo che nella mia casa c’è una stanza in più. Uno spazio insperato, una riserva di energia, una ulteriore, imprevista risorsa di libertà creatrice.

Tutti noi abbiamo una “mano sinistra”. La vita ci costringe a scegliere un percorso, a scapito di mille altri, lasciando inevitabilmente da parte tutte le infinite alternative. Eppure, queste possibilità continuano a vivere silenti e ostinate dentro di noi, magari in un angolo in penombra, seppellite sotto strati di categorie, pregiudizi, abitudini, false certezze. Avere coscienza di questa riserva, benché nascosta nel profondo, può rassicurarci, offrire un’occasione in più di riscoperta di noi stessi e del mondo. Questa riscoperta può accadere per caso, oppure dopo una ricerca consapevolmente intrapresa. Il nostro corpo è una architettura perfetta, un edificio nobile e meravigliosamente strutturato. Non abitiamolo solo in parte. Andiamo in cerca delle stanze lasciate chiuse, delle cantine e delle soffitte polverose che possono restituirci tesori.

 

(in alto il mio primo disegno con la mano sinistra)

30 novembre 2022

2 thoughts on “LA MIA MANO SINISTRA

  1. Maria Paola Rosapepe

    Hai egregiamente espresso quanto io penso da anni (più di dieci oramai) della nostra insegnante, della quale mi fregio di essere anche buona amica.
    Grazie Laura di questa tua testimonianza di personale liberazione.

  2. Rosà Gagliardi

    Complimenti Laura, per l’esecuzione disinvolta del ritratto con la mano ancella! Abbiamo un cervello dalle proprietà sorprendenti che ci consentono di recuperare tanto.
    Eppoi… che dire della nostra insegnante!Possiamo ritenerci fortunate di averla incontrata.., tante qualità in un solo essere.
    Io le devo tanto, in particolare ha fatto emergere ,attraverso il disegno,la mia autostima. Grazie Klirò

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