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LENNY E I SUOI FRATELLI

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Quando inizia l’epopea della ribellione e della protesta contemporanee? Forse con le manifestazioni giovanili del sessantotto in mezza Europa? O magari un po’ prima, nell’inamidato e perbenista dopoguerra della prima repubblica in Italia, del maccartismo in America? Germi di ribellione cominciavano ad avvertirsi ad esempio nel rock ‘n roll di Elvis Presley, Chuck Berry, Little Richard: da sempre la protesta non disdegna di salire sui palcoscenici, come se la musica, il teatro, la satira, riuscissero ad anticipare la rabbia e lo scontento popolari, depurandoli da quegli istinti più brutali e irrazionali che vediamo invece scatenarsi in questi giorni nelle nostre città. C’è, in questo senso, nella storia statunitense degli anni cinquanta, un personaggio emblematico anche per i nostri tempi, Lenny Bruce. Comico decisamente alternativo per quegli anni “puritani”, grazie a una satira aggressiva e disinibita che colpiva politica, razzismo, sesso, religione, fu arrestato e condannato per oscenità. Questa figura non poteva non tornare di attualità nei ribelli anni settanta, quando il regista Bob Fosse portò in cinema la storia di Lenny affidandone l’interpretazione al grande Dustin Hoffmann.

Oggi Lenny torna in teatro, ripescato dalla sensibilità di un attore-regista eclettico e sensibile. Antonello Avallone è in scena con Lenny a Roma al Teatro Marconi fino all’8 novembre.

Operazione coraggiosa: lo spettacolo, scritto da Giuseppe Pavia, non si limita a raccontare la storia di Bruce, ma ipotizza che la sua morte non fu dovuta a un’overdose accidentale, quanto a un omicidio voluto dalle autorità che non riuscivano a ridurlo al silenzio. Lenny appare ora sulla sua scena, protagonista dei suoi monologhi ora fuori scena, in una dinamica varietà di situazioni incoraggiate dalla geniale e molto funzionale scenografia di Alessandro Chiti: i suoi monologhi sferzanti ed espliciti si alternano ai tesi faccia a faccia privati con la moglie (la spogliarellista Honey Harlow, interpretata dalla sensualissima Giulia Di Quilio), così come dalle canzoni dell’epoca interpretate live dalla bravissima Flaminia Fegarotti, o dagli scontri con l’impresario e con l’implacabile procuratore distrettuale che appunto lo perseguita per le sue esternazioni. Ma è il finale che premia tutto il lavoro, quando Lenny si spoglia degli abiti di scena e, seminudo, tragicamente comico, con un calzino solo, fa affiorare la triste e insieme grottesca verità sulla sua storia: attraverso lui, è la nudità della verità stessa a mostrarsi inerme di fronte alle violenze del potere.

Coraggioso il testo, coraggiosa la messa in scena in quanto drammaticamente attuale: ancora oggi a verità scomode si risponde con varie forme di bavaglio. Anche senza arrivare all’eliminazione fisica di chi denuncia le ipocrisie e le nefandezze del potere, si mettono in pratica oggi forme meno grevi ma decisamente più insidiose di riduzione al silenzio, che spesso sono così perfezionate da rischiare di passare inosservate. Per questo la storia di Lenny non va dimenticata.

Avallone, istrionico e multiforme, gli si sovrappone alla perfezione: noto anche per il suo repertorio brillante e per la sua frequentazione dell’universo di Woody Allen — da Io & Woody a La dea dell’amore e Central Park West —, affronta, con Lenny, la sfida di virare  magistralmente dalla comicità al dramma, o meglio di far emergere, tra le sferzate di battute ciniche e sboccate, l’amarezza per tutto il dolore che non arriva a essere denunciato e che sembra non meritare neppure consolazione: sotto il dramma pubblico di Lenny c’è infatti anche il suo dramma privato e forse il dramma di tutta una generazione di ribelli, eterni ragazzi fragilissimi ed eternamente inquieti, campioni di una insoddisfazione profonda che oggi si preferisce neppure avvertire. Grazie per tutto questo a Lenny e grazie anche ad Antonello -eterno e inquieto ragazzo anche lui – insieme alla sua coesa compagnia…

 

25 ottobre 2026

 

Lenny di Giuseppe Pavia –

con Antonello Avallone

Riccardo Bàrbera

Giulia Di Quilio

Giuseppe Renzo

Francesca Cati

Flaminia Fegarotti

Scene: Alessandro Chiti

Costumi Red Bodò

Ufficio stampa: Eli Fantinel

Regìa: Antonello Avallone

In scena a Roma Teatro Marconi fino all’8 novembre

 

 

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