
Per ascoltare invece di leggere:
A richiesta di alcuni amici lettori delle mie cartoline accetto l’invito ad approfondire il tema della maleducazione contemporanea, attraverso un’analisi più dettagliata di alcune specifiche tipologie di soggetti.
Prima categoria. Uomini e animali. Nelle città del nostro paese, nel corso degli ultimi anni, l’affezione agli animali domestici ha avuto una progressione geometrica. Profumerie e cartolerie, edicole e mercerie chiudono bottega per essere sempre più spesso sostituite da negozi di prodotti destinati ad animali. Ogni quartiere ne vanta spesso più di uno. Segno che la solitudine e l’alienazione metropolitane trovano una compensazione sempre più efficace nella cosiddetta pet-therapy. Convivo con un cane e un gatto, dunque so bene di che cosa parlo. Tuttavia in certi casi i “proprietari” di animali, particolarmente di cani, non sembrano a riguardo particolarmente “avvertiti” e tanto meno equilibrati.
“Io amo di più gli animali che gli uomini”. Quante volte abbiamo sentito questa affermazione programmatico-vendicativa? E’ di tutta evidenza che chi la pronuncia deve avere subito qualche cocente delusione da un amico, da un collega, da un amante, al punto da rinnegare con ciò tutto il genere umano nel suo insieme. Frase impregnata di maleducazione, specie se pronunciata proditoriamente e in pubblico, in quanto inevitabilmente va a colpire senza distinzione chiunque presente nel raggio di qualche metro, il quale -incolpevole – la ascolti, anche per caso. Perché mai un mio simile dovrebbe preferire a me, a prescindere, un bassotto, a un canarino o a un criceto? – la domanda è lecita. Si avvisano gli autori di simili proclami che con ciò dichiarano non tanto la loro sincera preferenza sentimentale per i quattro zampe, quanto il loro fallimento come bipedi umani, la loro frustrazione nei confronti di rapporti interpersonali. Tuttavia lo sfogo passi, se ne intuiscono le ragioni, vedi sopra. Ma vediamo in dettaglio come si sviluppa la maleducazione di stampo, diciamo così, zoologico.
Ci sono ancora quelli che disinvoltamente lasciano le deiezioni dei loro animali sul marciapiede. Sempre meno numerosi, a onor del vero. Sostituiti da generazioni assai più civili di “proprietari” di cani, che escono per la passeggiata muniti di bustine e spruzzini regolamentari. In città bisogna attrezzarsi, è finita l’era in cui si possa uscire di casa senza specifici apparati.
Ma poi ci sono quelli che vivono talmente in simbiosi col loro animale da non badare più alla differenza di specie. Mangiano nello stesso piatto del fox terrier, leccano lo stesso cono gelato insieme al bull dog… E lo fanno davanti a testimoni spesso allibiti. E se storci il naso, il proclama stavolta è: “Il mio cane è pulitissimo”. Sottotinteso: non vorrai mica insinuare che io non sappia occuparmi di lui? Impossibile provare a sostenere che la pulizia non c’entra, né ricordare loro che il cane più sterile del mondo sgaruffa comunque per terra, in mezzo a sputi e pipì di altri cani. Loro continuano disinvoltamente a esporsi a contagi di ogni genere, pur essendo, per altre questioni maniaci dell’igiene e della pulizia. E lo fanno fieramente in pubblico, perché questa loro propria fraterna intimità con la bestiola va esibita, ed è, in un certo senso, un “credito ecologico” potersi sentire tanto in sintonia con la natura da scavalcare le differenze di specie. Anche i virus però le scavalcano. E se queste persone vogliono convincerci della democratica parità fra uomo e animale, ci riescono alla perfezione: sono davvero animali, il cui raziocinio ha ceduto il passo a istinti non troppo razionali. Ho smesso di accettare inviti a cena da certi “proprietari” di animali, dopo che ho visto una di loro sciacquare nel lavandino della cucina la ciotola del cane. Per tagliare la testa al toro, ho smesso di cenare in assoluto, almeno fuori di casa mia, dove i miei animali e me viviamo in ambienti ben distinti, a riprova che anche io amo gli animali. Non necessariamente più del genere umano, alla faccia di quei fanatici che proditoriamente se ne vantano. Diciamo che li amo alla pari, uomini e animali, a patto che ci ricordiamo che tra loro e noi e le conquiste della rivoluzione francese – liberté, égalité, fraternité – bisogna inserire dei distinguo –
(continua)
28 settembre 2026
