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Proseguendo la rassegna antropologica sui maleducati del nostro tempo non posso non fermarmi con infinita ammirazione davanti allo scroccone. La sua faccia di bronzo risplende, e non si limita a riflettere la luce naturale, emana bagliori propri di genialità, disinvoltura, perfino simpatia. In comitiva, si ceni tutti insieme o ci si fermi per un caffè o un gelato, al momento di pagare il conto è bravissimo a comportarsi come se la questione non lo riguardasse: guarda fischiettando da un’altra parte, si inventa di avere pestato una cacca di cane pur di scaraventare lo sguardo a terra, risponde improvvisamente a una telefonata (vera? Inventata?) che lo costringe ad allontanarsi dal gruppo per tutti i minuti necessari all’odiosa procedura, salvo poi, allo scampato pericolo, una volta verificato che tutto sia stato saldato anche per lui, ripresentarsi candido con un “ma potevate chiamarmi, no?”. In contesti generosi, generalmente a questo punto nessuno gli chiede mai la sua parte e lui ha raggiunto lo scopo.
Il punto è questo: a ogni scroccone che punta a passare inosservato corrisponde in genere un fesso che elegantemente lo asseconda e lo copre, pagando per lui. A fronte di ogni maleducato, c’è sempre un ammirevole e generoso beneducato a cui però bisogna addebitare il perpetuarsi della maleducazione o del malcostume altrui. Chi sgattaiola per tirchieria di fronte al sacrosanto, modesto dovere di condividere una modesta spesa, è da credere che sarà capace domani di sgattaiolare di fronte a responsabilità più grandi.
E così la maleducazione prelude al mal costume e alla disonestà.
E tuttavia lo scroccone è degno di ammirazione. La sua inventiva tutta sacrificata sull’altare della meschineria merita rispetto. C’è chi dedica le proprie risorse creative a dipingere un quadro, costruire una casa, cucire un abito, comporre una sinfonia. Qualcosa di cui resterà traccia nella storia umana. Lui vive per l’attimo, si accontenta di poco o niente. Costruisce capolavori di furbizia solo per risparmiare due spicci, e, in questo, chissà se e quanto consapevole, per confermarsi di fronte al mondo proprio in quanto scroccone. Può darsi che ciò sia per lui un merito: schivare un conto, una parcella, le tasse, un’elemosina e lasciare intoccato il portafogli può da lui essere considerata un’arte. Questo giustifica la sua costante, un po’ beota allegria che ha per sottofondo la “piccola” soddisfazione di aver comunque fregato qualcuno. E’ questa puerile contentezza che lo smaschera e lo rende perfino simpatico, spingendoci a perdonare le sue ingenue, occulte manovre per uno scopo così minimo e in apparenza (solo in apparenza) inoffensivo. La sua genialità capovolge il detto machiavellico: i mezzi giustificano il fine.
1 ottobre 2026
