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MALEDUCATI 4 – Se c’è un handicap

Per ascoltare invece di leggere:

Mentre mi accingo a schizzare il ritratto del prossimo maleducato dei nostri tempi ( dopo la categoria zoologica e quella economico-finanziaria passo alla categoria degli intolleranti) noto che tutte le figure di maleducati sono accomunate dall’indifferenza alla sensibilità altrui, da una inesistente comprensione delle esigenze del prossimo. La maleducazione insomma è una variante dell’egocentrismo: esisto solo io e dunque ho solo diritti.

Vi  è mai capitato di parcheggiare illegittimamente la vostra automobile, per un’emergenza o per una svista, e comunque per solo pochi istanti, nell’area gialla riservata ai disabili? Se in quei pochi istanti si verifica la sciagurata congiunzione astrale in base alla quale arriva il legittimo possessore di contrassegno disabili che trova il parcheggio occupato, apriti cielo.

I disabili hanno tutti i diritti. Anche diritti speciali, giustamente, dovuti alla loro condizione speciale. Ma fra tanti diritti hanno anche il diritto di trascendere più degli altri, se uno di questi diritti viene loro momentaneamente, a ragione o anche a torto, usurpato? E allora poi si può dire che un disabile è maleducato, se lo è?

Questione delicatissima: nell’intrico del garantismo dei nostri tempi alcune categorie di persone ultra-protette sembrano far rientrare dalla finestra in altri temini ciò che per anni, giustamente, si à cercato di buttare fuori dalla porta, ovvero l’emarginazione dei cosiddetti diversi. Pare cioè che in una società dove tutti devono essere considerati uguali ci siano persone più uguali. Ma se uno è “più uguale”, anche di poco, non torna ad essere in qualche modo diverso, grazie a un cospicuo tesoretto di privilegi più o meno legittimi?

Un tizio in auto si accorge di avere una gomma bucata. Accosta dove può, per levarsi di mezzo dalla strada. Però l’unico spazio libero è – hailui – sul parcheggio disabili. Arriva la titolare. Non so in cosa disabile, certo quanto ad aggressività e capacità insulti è abilissima.

Al museo di Palazzo Bonaparte, durante una visita affollatissima, anni fa, a una mostra di van Gogh non ho fatto in tempo a maturare simpatia per un vecchietto in carrozzina che l’ho visto dare calci, da seduto, alle persone che ostacolavano il suo passaggio. Piccoli calci opportunamente piantati pensando di passare inosservato.

C’è da chiedersi perché la rivendicazione violenta (benché il più delle volte sacrosanta) delle ragioni del disabile da parte del disabile stesso, o la pretesa compensatoria di potersi permettere di tutto in forza del molto altro che purtroppo non può permettersi, appaia così particolarmente sgradevole. Forse perché accentua in modo sgradevole e anche  contraddittorio proprio quella triste “diversità” che si vorrebbe/dovrebbe eliminare per legge? O perché ci portiamo appresso una visione … disabile del disabile, un’immagine compassionevole e letteraria? Lo vorremmo cioè ancora e sempre una persona malinconicamente acquiescente al suo destino, rassegnata al proprio handicap, addestrata a subire la sfortuna della sua condizione e dunque incapace di ribellarsi?

Un handicap non può giustificare tutto. La maleducazione del disabile non può essere considerata il fattore risarcitorio della sua disabilità. Fortunatamente siamo circondati da meravigliosi esempi opposti, in cui l’handicap rappresenta invece occasione di miglioramento generale della persona, che dal limite fisico riesce ad apprendere il valore di tante altre cose

Resta il dubbio se un disabile maleducato sia un po’ più o un po’ meno maleducato di altri. O, piuttosto – e propenderei per questa ipotesi in nome della invocata parità –  maleducato esattamente alla pari di tutti gli altri.

 

4 ottobre 2026

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