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MALEDUCATI 7 – URLATORI O BISBIGLIATORI

Per ascoltare invece di leggere:

La voce. Troppo alta oppure troppo bassa. Sul treno, stanno al cellulare davanti a te e ti trovi a condividere le ultime questioni del loro CdA, il rischio di licenziamento, quanti anni mancano alla pensione, la salute della zia, che cosa c’è stasera per cena, come curare l’acidosi per cena eccetera eccetera. Il tutto a volume disinvolto, come se stessero in camera da letto.

Oppure. Salotto, riunione amicale o famigliare, gran sovrapporsi di voci, risate. C’è sempre qualcuno che si sente ignorato, e allora intelligentemente che fa? Lo vedi che muove la bocca e ti guarda con intenzione, accennando lievi movimenti del capo… Ci metti qualche istante per realizzare che sta parlando! O piuttosto sta sussurrando. In fondo è un’ottima idea: sta mettendo istintivamente in pratica una consumata tecnica attoriale molto efficace, che si riassume nella seguente frase-slogan: “Quando tutti urlano, tu abbassa la voce”.

Ma i due casi opposti, gli urlatori e i sussurratori, mettono davvero a dura prova la nostra pazienza e la nostra attenzione. Esponenti speculari della categoria “maleducati della comunicazione” sono accomunati, ancora una volta, dalla mancanza di attenzione e di rispetto del prossimo. Nel primo caso a tal punto non si domandano se tu possa essere disturbato dalle loro conversazioni urlate al telefono che -si presume- debbano essere sfiorati dalla presunzione che invece interessino a tutto il mondo. E non sono i soli a tenere il volume alto. C’è pure chi automaticamente lo alza durante una discussione, non necessariamente accesa. Come se i decibel supplissero alla mancanza di argomenti: più urlo, più ho ragione. Ci sono quelli che al volume alto uniscono il tono perentorio, apodittico, che sottointende la presunzione di essere comunque nel giusto. Vorrei dire loro che non c’è bisogno di parlare da un pulpito. A me ad esempio tanto volume fa l’effetto contrario. La mia attenzione cala proporzionalmente allo sforzo che devo fare per difendermi dal fastidio. Ma forse è un problema mio che ho i timpani sensibili.

Sul versante opposto ci sono quelli che non hanno fiato o fingono di non averne. Devi avvicinarti per distinguere le loro parole o cercare di decifrare dal movimento delle labbra. Può darsi che è proprio quello che cerchino: attenzioni che diversamente non otterrebbero. Ma perché offendere le proprie idee – se davvero vogliono esporle – insaccandole dentro quello che all’esterno suona come un ronzio indistinto, fastidioso perché al basso volume abbinano spesso l’ostinazione di parlare continuativamente, senza pause? In questi casi mi difendo annuendo con il capo come se capissi che cosa stanno dicendo. In realtà mi scollego, penso ad altro, non vedo per ché uno scambio di informazioni o di idee -magari non richiesto da me – debba comportare un tale sforzo decifratorio.

Forse siamo disabituati a una comunicazione piana, equilibrata, mediana, regolare. Come se rimpiangessimo i pulpiti o i confessionali. Ma oggi perfino i preti imparano a parlare “dal basso”. Però è vero che in rete e sui social pullulano i profeti della  ASMR, Autonomous Sensory Meridian Response, “risposta sensoriale meridiana autonoma” , piacevole formicolio generato dall’ascolto di certi suoni: grande successo stanno riscuotendo voci sussurranti enormemente amplificate da microfoni speciali. Queste contro-urla del bisbiglio confermano quanto sopra: la medietà di una comunicazione “normale” (oddio che cos’è “Normale”, devo chiedere a Vannacci) non è più per noi. E’ come se gli eccessi, in alto o in basso nella scala dei decibel, ci tranquillizzassero sul vuoto che ci va progressivamente rosicchiando dentro. Gridando o bisbigliando il niente da dire ci sembra un po’ meno niente. In entrambi i casi sarebbe il silenzio l’opzione migliore.

11 ottobre 2026

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