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MALEDUCATI 8 – Diritto di critica

Per ascoltare invece di leggere:

Quelli che appena ti incontrano hanno qualcuno di cui sindacare pensieri e azioni o qualcosa da recriminare e contestare. A metà fra comari di paese e Catoni-censori ti investono con ondate di malcontento e di trista contrarietà senza il minimo riguardo per il tuo equilibrio interiore, senza farsi sfiorare dal dubbio che magari la tua giornata è iniziata avvolta da una rara nuvola di buonumore. Alcuni di questi abbinano alla protesta veementi proposte di correzione dei vizi altrui e sicure soluzioni dei problemi denunciati. E lo fanno con sicurezza assoluta, malcelando la presunzione di essere comunque dalla parte della ragione, la sussiegosa certezza di non sbagliare mai. Il loro diritto di critica non comporta quasi mai predisposizione all’autocritica, fatte salve alcune eccezioni. (Vedi oltre).

Attenzione a non farsi trascinare nel vortice. In genere è saggio opportuno rimanere impassibili e annuire lievemente col capo, mostrando una contenuta approvazione dei loro sfoghi (contrariarli sarebbe pericoloso), senza aggiungere benzina al fuoco dei loro biasimi e delle loro cupe condanne, senza approvarli né disapprovarli. In entrambi i casi la fiamma si alimenterebbe. Il criticone non è necessariamente un logorroico, ma basta pochissimo perché lo diventi. Dunque va assecondato fino al termine del suo sfogo. L’onda anomala non la puoi fermare, puoi solo arrampicarti più in alto e aspettare che la marea si ritiri.

Importante è restare vaccinati nei confronti del trasudo di insoddisfazione che emana da queste persone, la loro energia negativa si mimetizza facilmente e altrettanto facilmente si allea con la frustrazione generale: ognuno di noi alimenta dentro di sé un qualche disagio, personale, sociale, professionale, politico etc. Se si lascia la strada aperta ai criticoni si può finire per diventare come e peggio di loro, sentirsi spalleggiati nel proprio personale malessere e autorizzati a condividerlo e amplificarlo.

Occhio poi ai criticoni travestiti da intellettuali, ai professorini caustici con sempre qualcosa di cui sentirsi scandalizzati o urticati. A coloro che ambirebbero essere considerati “critici”, non criticoni, ovvero autorevoli interpreti della società, il cui piglio sofistico e polemista sarebbe giustificato dall’equilibrio e dalla moderazione della loro disamina, che però li porta  a notare solo la pagliuzza nell’occhio altrui e mai e poi mai la trave nel proprio. Sono quelli che firmano blog come questi, ad esempio. Veramente insopportabili. Del resto, come ha detto qualcuno, la critica è come un piccione viaggiatore: torna sempre là da dove parte.

 

19 ottobre 2026

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