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MALEDUCATI 9 – “Tempi difficili”

Per ascoltare invece di leggere:

“E’ un periodo complesso”. “Giornate caotiche”. “Tempi difficili”. “Momento complicato”. “Ho avuto un contrattempo”.

Quanti modi per schivare un invito. Quando proponi a qualcuno a fare due chiacchiere alternative, senza altri scopi che le chiacchiere stesse, o ad assistere a uno spettacolo sperimentale, o a un’occasione che comunque comporti un’uscita in un locale, o semplicemente sotto il cielo, qualcosa che esca un po’ dalle regole, si palesa un mondo di persone strangolate da intrichi di impegni stringenti non meglio identificati. Conosco questi meccanismi, a volte mi schermo anche io vigliaccamente dietro i cosiddetti “tempi difficili”. Che sono semplicemente un altro nome della pigrizia sociale e intellettuale. Non è del tutto colpa nostra Le nostre case monadiche, ben servite da tecnologie comunicative superperformanti ci tengono stretti nei loro comodi uteri dove puoi fare il giro del mondo senza alzarti dalla tua amata scrivania o dal tuo divano, arrotolandoti insieme al tuo gatto a goderti l’ultimo film in beata solitudine.

E’ questa la vera difficoltà dei “tempi difficili”, i veri contra-t-tempi che contrariano il nostro tempo di autismi mal celati: non tanto l’intasamento di non meglio identificati impedimenti o impegni professionali intellettuali o accademici o di responsabilità, quanto piuttosto la seduzione per la solitudine, la moribonda disponibilità al confronto umano. Questa antica pratica imporrebbe di spogliarsi di incarichi, immagine, prestigio, fama, nonché vecchie abitudini etc mantenendo addosso solo la propria nuda e cruda umanità per concedersi di andare a fare due passi insieme a qualcuno o a condividere una cena, un incontro, una chiacchierata, la visione di un film… E invece niente da fare. Per certe persone, se manca il contesto certificato, ufficiale, pubblico, insomma garante di un sufficiente tornaconto personale, l’invito è da scartare.

Poi ci sono anche quelli che prima aderiscono entusiasticamente a qualsiasi proposta, ben sapendo fin dall’inizio che si ritireranno all’ultimo per una improbabile evenienza totalmente inventata. Ho sentito le scuse più assurde: il gatto con le coliche, la nonna in ospedale, un tremendo mal di pancia, “sono rimasto chiuso di ascensore”, ho incontrato Barbablu, “dunque mi dispiace dovrete fare a meno di me…” E ovviamente la sempre valida chiusa di finta autocommiserazione, a commento: “sono proprio tempi difficili”!

Avverto gli interessati – chi dovesse riconoscersi in questo vizietto- che  la scusa “tempi difficili” è ormai smascherata: conviene trovarne un’altra. Oppure ricorrere alla verità, che non si usura mai: grazie, scusa ma non mi va.

 

21 ottobre 2026

 

In alto: particolare da Eclissi del sole, di George Grosz

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