Close

OTTAVA

Avevo  una zia che se n’è andata all’inizio dell’autunno a più di novant’anni. Non stava bene per niente, ma non ha mai perso il sorriso, la fiducia, l’ottimismo, l’attenzione al mondo e a me, che ero la sua unica nipote. Forse abbiamo capito quanto stesse male solo dopo che è morta: non si lamentava praticamente mai, aveva compreso che il suo percorso era ormai al termine, e si preparava serenamente, distribuendo le sue cose a destinatari diversi: le sue belle camicette, i suoi anellini, le sue bottiglie di profumo… Si preparava al viaggio e svuotava metodicamente i suoi armadi, con tranquillità, gratitudine, il pensiero a chi sarebbe rimasto. In quella sua sofferenza riservatamente tenuta sotto controllo, non mancava mai di dispensare consigli, di occuparsi di noi, di riservarci una raccomandazione, un pensiero rasserenante, di salutarci dalla finestra quando andavamo via dopo averle fatto visita.

Quella finestra me ne richiama un’altra. Quando Giovanni Paolo II era agli ultimi giorni di vita, non cessava di affacciarsi piazza san Pietro, per l’Angelus. Anche ormai incapace di parlare, testimoniava e trasmetteva al mondo il suo incoraggiamento, la sua forza

Ottava stazione. Gesù consola le donne di Gerusalemme. Dalla prospettiva della propria sofferenza, si comprende meglio quella degli altri: il senso del dolore è nel garantire un punto di osservazione più lungimirante, più generoso, in assoluto più grande.

 

2 aprile 2023

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *