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POVERI MASCHI

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Recentemente ho dovuto difendermi da un baldanzoso maschio che voleva costringermi a prendere coscienza del fatto di appartenere a una categoria minacciata, una sorta di specie in estinzione: le donne, tutte potenziali vittime di femminicidio, uccise in quanto donne.

Ho cercato -invano!- di spiegargli

  1. Che non mi sento di appartenere a una categoria minacciata
  2. Che casomai la categoria minacciata oggi è proprio quella degli uomini
  3. Che le donne non vengono uccise in quanto donne (che idiozia cosmica), ma in quanto protagoniste di penosi drammi individuali
  4. Che tali drammi individuali sono sempre più frequenti
  5. Che mi preoccupa piuttosto il fatto che nessuno si chieda davvero perché questi drammi sono sempre più frequenti
  6. E che, quando qualcuno se lo chiede, la risposta chiama in causa la cosiddetta “cultura patriarcale”.

Qualche decennio fa erano le donne a “prendere coscienza”. La cultura patriarcale la chiamavano in un altro modo ma la sostanza era la stessa. Ora sono gli uomini che si sentono in dovere di dimostrare di sapere che le donne devono prendere coscienza. Grazie, siete arrivati un po’ in ritardo, inoltre tanto zelo è sospetto, e mi conferma il punto 2: che siete voi a sentirvi minacciati dal rischio di essere considerati retrogradi e “patriarcalisti”. E che cerchiate inoltre di aggiornare la vostra obsoleta cavalleria (la certezza di continuare ad essere il sesso forte, l’unico autorizzato a guidare le sorti dell’umanità, soprattutto delle donne) proprio nel momento in cui scendete in piazza contro i femminicidi. Grazie, ma vi preferivo quando mi fischiavate per strada.

Entrando nel merito.  E’ finita l’epoca dell’esaltazione della velocità. Era un mito dei futuristi agli inizi del secolo scorso. Agli inizi di questo, abbiamo imparato aperto gli occhi, e cominciato a capire che allo sviluppo vertiginoso, precipitoso, impetuoso e inarrestabile del progresso può capitare di non riuscire a stare dietro. Le accelerazioni della tecnologia ci impongono ritmi pericolosi, che stressano la nostra capacità di adattamento, usurano le nostre menti, ci alienano gli uni nei confronti degli altri.

Ora, se riusciamo ad essere consapevoli di quanto la velocità delle innovazioni ci trovi spesso impreparati, perché pretendiamo che dei poveri maschi accettino serenamente i rivoluzionari sconvolgimenti sociali e di costume che la presa di coscienza delle donne ha provocato nel giro di pochi decenni? Come possiamo pretendere che dei poveri maschi siano automaticamente, istantaneamente all’altezza dei repentini cambiamenti che questa benedetta maggiore autonomia delle donne ha portato nella società, nelle famiglie, nei posti di lavoro etc etc etc?

Una sera si sono addormentati con accanto, nel letto, l’angelo del focolare, la mattina dopo o quasi si sono risvegliati e ci hanno trovato una carrierista senza scrupoli, capace di mandare a pallino le sue responsabilità di moglie e madre nel giro di mezza giornata.

Questo non giustifica nessuno a usare l’acido o un coltello da cucina, ma perfavore non parliamo di educazione al rispetto delle donne: avendo preso coscienza della nostra autonomia, prendiamo coscienza anche di questo affanno che comporta oggi l’essere maschi. Essendo state un tempo angeli del focolare, ricordiamoci anche noi di rispettare questi poveri maschi disorientati e storditi, cui non resta che volersi dimostrare all’altezza di rispettare le nostre rivoluzioni, e di guidarci, goffamente, a difenderci da loro stessi.

Vorrei così ripetere agli uomini che non c’è alcun bisogno di vergognarsi di essere uomini e invitare le donne a lasciar spazio, dentro le nostre sacrosante rivendicazioni, alla comprensione. Ve la ricordate? Non torneremo ad essere angeli del focolare se ne usiamo un po’.

 

22 gennaio 2024

One thought on “POVERI MASCHI

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