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QUANDO LA STORIA TI PASSA ACCANTO

 

Per ascoltare invece di leggere:

Quando la storia ti passa accanto. Mi è capitato almeno due volte nella vita. La prima. Quella mattina del sequestro Moro, quando in pratica sotto le finestre di casa mia, mentre preparavo la mia tesi di laurea, i terroristi trucidarono cinque agenti di scorta e rapirono il presidente della Democrazia Cristiana. Mentre presumendomi indisturbata, cercavo nella filosofia politica di Fichte, Hegel, Adorno le risposte alle tensioni di quegli anni, le scariche di mitra fornirono una risposta dirompente imprevista e concreta alle mie elucubrazioni accademiche.

Ma la storia mi era passata accanto con maggiore delicatezza anche diversi anni prima, in quella stessa casa, quando nel piccolo appartamento sopra il nostro, si insediò per pochi anni il signor Gustaw Herling.

Tra lui e quell’orso di mio padre scattò una insolita amicizia fatta di rispettosa ammirazione e di cortesia d’antan. Lui faceva il baciamano e mamma, era diverso da tutti. Ero bambina, avevo capito solo che veniva dalla Polonia (un paese lontano, che vagamente sapevo dove si trovasse) e che era stato prigioniero nei campi di concentramento. Anche di questi all’epoca sapevo poco. Regalò un suo libro a mio padre con in copertina la foto virata in azzurro di un campo innevato con una baracca, uno striminzito abete e una sbilenca torretta di controllo. Mi ero fatta l’idea che fosse stato una vittima del nazismo di cui qualcosa mi avevano raccontato genitori e nonni. Ancora non sapevo la verità, perché in quegli anni, al di qua della cortina di ferro, ben poco si sapeva.

Il signor Herling era cortese, silenzioso, solitario e mite. Mio padre non aveva contatti con quasi nessuno dei vicini, ma con lui sì. Quando veniva invitato per un caffè, io scappavo. Quella sua cortesia mi intimoriva. E anche la storia tragica che intuivo nella sua vita. Ho capito molti anni dopo che quel campo fotografato sulla copertina del suo libro Un mondo a parte, edito da Rizzoli, non era la foto di un lager, ma di un gulag.

Cambiando l’ordine dei fattori, il prodotto non cambia. Una dittatura vale l’altra.

Ex prigioniero, esule, intellettuale, genero di Benedetto Croce: ce n’era abbastanza perché mio padre ne fosse affascinato. Ne parlava in punta di piedi, abbassando la voce anche quando esprimeva in casa per lui compassione e ammirazione. Ancora in quegli anni, se volevi essere libero, certi paesi dovevi lasciarli, anche se vi eri nato.

Poi però, a pensarci bene, la storia mi è passata accanto innumerevoli altre volte, complice i racconti dei genitori e dei nonni, complice la mia professione. Quelle ronde naziste a Roma città aperta quando mio padre ragazzino veniva fermato dai tedeschi, quel cielo rosso verso san Lorenzo il giorno del bombardamento. E poi le interviste al nuovo segretario del PCI Enzo Natta, ai fuggiaschi da oltre cortina subito dopo la caduta del muro di Berlino, a esuli sudamericani, ad artisti e intellettuali così come all’autista dell’ambulanza che portò al Policlinico Gemelli Giovanni Paolo II appena ferito da Ali Agca…

Ma la storia mi sarebbe passata accanto anche se nessuno me l’avesse raccontata, anche se avessi fatto la parrucchiera, la sarta o la professoressa di ginnastica.

Tutti condividiamo una medesima distrazione, una stessa incoscienza, anche se non siamo più bambini, anche se non siamo intrisi di quelle teorie filosofiche che spesso indirizzano il nostro pensiero, da un’altra parte rispetto a dove accadono davvero le cose.

Tutti condividiamo la fatale condizione di trovarci troppo vicini al quadro per coglierne la bellezza integrale. Col naso appiccicato alla tela, immersi nel presente, quasi mai ci accorgiamo che non è la storia a passarci accanto, attraverso grandi o piccoli eventi, ma che siamo noi ad attraversarla. Peccato, sempre con la testa piena di conti della spesa e di progetti per le vacanze. Da adulta, lo intervistai, il “signor Herling”. Tra tanti intellettuali incontrati appunto per il mio lavoro. Ma non si ricordava di me, e neppure di mio padre. Fu brusco, e amaro. Forse aveva radicalizzato il senso del Male, che nel suo testo – testamento spirituale, Variazioni sulle tenebre. Conversazione sul male (1999), vedeva diffuso nel mondo, incoraggiato dalla tragica assuefazione delle persone alla sua esistenza. 

9 agosto 2025

 

 

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