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RISPETTO: IL REPERTO PIU’ PREZIOSO

In Italia invece dei funghi spuntano le statue. All’improvviso, dopo anni di ricerche, oppure per caso: uno va appunto nel bosco a funghi o a castagne e nel fango vede emergere un braccio di bronzo, una testa di marmo, mezzo capitello. Lo sapevamo già in Italia di avere un fondale archeologico strepitoso, eppure ogni volta ce ne meravigliamo. Sepolti non si sa come per secoli, reperti preziosi spuntano fuori in occasione di scavi per metropolitane, di esplorazioni subacquee un po’ più ardite, o anche semplicemente in concomitanza con lavori di ristrutturazione di cantine private o sulle fondamenta di un palazzo. In molti altri casi resti archeologici convivono disinvoltamente con la contemporaneità: a Punta Stilo i resti di un tempio sono sulla spiaggia, en plen air. Tra Montefiascone e Viterbo resti in abbandono della antica via Francigena corrono parallelamente a una azienda agricola. E così via.

A San Casciano in provincia di Siena, la sorpresa era nell’aria. Il luogo testimonia le guerre di espansione della Roma monarchica e poi repubblicana contro i popoli italici… Che tuttavia in questo luogo pare avessero una specie di zona franca. Proprio le calde acque sorgive ebbero un ruolo decisivo nella diffusione di un culto condiviso, come provano i resti di un santuario e soprattutto le doppie iscrizioni, estrusche e latine, su molti dei reperti recentemente emersi. E così, mentre intorno si davano battaglia diverse civiltà, qui popoli nemici si incontravano in pace. Così come in pace, cullate e protette da acqua calda e fango, sono rimaste per secoli la dea della salute Igea, Apollo, matrone, imperatori, donne, efebi rappresentati nel bronzo…

Che la religione incoraggi l’arte, non è una novità. Entrambe in tensione verso l’assoluto si sono raccontate in parallelo: la storia del’arte è storia della fede, in tutti i paesi e in tutti i tempi. E la storia della fede è storia dell’arte. Ma nella vicenda di san Casciano c’è un elemento in più a sostenere questa tesi. Alla fine dell’impero, con la progressiva cristianizzazione della zona e del resto dell’Europa, il luogo fu sigillato, con le statue dentro la vasca del santuario, proprio dai primi cristiani, che in quei manufatti vedevano chiare testimonianze di paganesimo, ma che evidentemente ne intuivano il valore storico e che in qualche modo volevano anche mantenere il rispetto per altri culti. Commovente e verosimile interpretazione, che rimanda col pensiero al ruolo degli amanuensi, i veri “lombrichi della storia”, a cui si deve il salvataggio di tante fonti letterarie e filosofiche della classicità. Avrebbero potuto buciare tutto, ripagando con la stessa moneta quel mondo che li aveva così crudelmente perseguitati. E invece. Dopo l’universalismo romano, ecco l’universalismo cristiano, ovvero la generosa, accogliente, “fagocitante” ospitalità culturale, che prevede innanzitutto rispetto per chi non ci assomiglia. Insieme ai bronzi, è questo forse il reperto più prezioso da recuperare. Solo per questo rispetto Roma resistette tanti secoli in quel mondo di sopraffazione e violenza. Anche per questo il pensiero cristiano è tuttora così seduttivo in un mondo altrettanto feroce e brutale che nell’avversario vede invece sempre e solo un alieno da annientare. La chiamano “cancel culture”, e secondo qualcuno avrebbe pieno diritto di cittadinanza nel nostro tempo, mentre invece è solo un’altra forma di barbarie.

 

14 novembre 2022

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