Nelle nostre filosofie occidentali il protagonista principale è sempre l’io, il soggetto pensante e razionale, che pensa tutto sempre e solo partire da sé, dalla propria prospettiva, considerando il mondo e il prossimo come proprie protesi, annullando le specificità e le differenze di ciò che incontra sul suo cammino. E’ la premessa perfetta per quel narcisismo e quell’ egotismo esasperati che infestano i nostri tempi. Nella seconda metà del secolo scorso il filosofo franco-ebreo-lituano Emmanuel Lévinas propose un correttivo a questo soggettivismo esasperato, una possibile difesa dal solipsismo razionale dell’io attraverso il confronto con il volto dell’altro, del prossimo: dal principio di identità al principio di alterità, dal primato dell’io al primato dell’altro. Scrive Lévinas In el suo splendido saggio Totalità e infinito: “Nel semplice incontro di un uomo con l’Altro si gioca l’essenziale, l’assoluto: nella manifestazione, nell’”epifania” del volto dell’Altro scopro che il mondo è mio nella misura in cui lo posso condividere con l’Altro. E l’assoluto si gioca nella prossimità, alla portata del mio sguardo, alla portata di un gesto di complicità o di aggressività, di accoglienza o di rifiuto”.