Close

SIAMO TUTTI BRAVI

Giorni fa era diventata virale la notizia secondo cui su strade e autostrade tra il segnale di “controllo elettronico della velocità” e la relativa apparecchiatura dovesse esservi almeno un chilometro di distanza. La multa per eccesso di velocità, si diceva, può essere annullata se la presenza dell’apparecchiatura di controllo non è segnalata almeno un chilometro prima.

La notizia non era vera, la distanza di un chilometro si riferiva allo spazio fra il cartello con l’indicazione del limite massimo da osservare e la presenza dell’apparecchiatura.

E menomale. Chi aveva letto in modo errato la questione tradiva  un modo davvero “barbarico”  (repressivo, vendicativo, ottuso) di interpretare le leggi.

Invocare un avvertimento anticipato del controllo -di qualsiasi controllo- , significa pretendere un tempo sufficiente per cominciare a rispettare le regole quando fino a un attimo prima si sono disinvoltamente violate.

Vista la vicenda dalla parte del cittadino, questo significa sentirsi autorizzati a delinquere fino a quando il vigile, il poliziotto, il carabiniere, il giudice sono distratti e guardano da un’altra parte.

E vista la questione dall’altro lato, l’autorità che avvisa con un congruo anticipo l’effettuarsi del controllo, implicitamente autorizza il cittadino ad agire anarchicamente fino a un attimo prima e a partire da un attimo dopo.

Sapendo di essere controllati, tutti tenderemo a comportarci in maniera impeccabile. E’ quando nessuno ci controlla che arriva il bello: è solo in quel caso che si potrà misurare l’effettivo, il convinto rispetto delle regole,  la nostra capacità di vivere con coerenza in una comunità e di rispettare gli altri

Senza arrivare agli eccessi teorici del Panopticon, il carcere teorizzato da Jeremy  Bentham a fine settecento, dove tutti i detenuti sarebbero stati simultaneamente sorvegliati da un onnipresente custode (una sorta di Grande Fratello ante litteram!), vorrei dire che la vicenda riassume un po’ una serie di contraddizioni tipiche del nostro tempo: da un lato si invoca il rispetto delle leggi, dall’altro la libertà  di violarle. Da un lato si tutela maniacalmente la privacy, dall’altro si esasperano i controlli, incluso il controllo sul controllore. Da un lato si invocano mille diritti, dall’altro si respinge il più elementare dovere. Pubblicamente siamo tutti impeccabili, privatamente ci permettiamo di fare il comodo nostro.

Fin tanto che esisterà questa dicotomia, fra l’azione controllata e l’azione spontaneamente corretta, dovremo considerarci dei neofiti del senso civico, solo dei sepolcri imbiancati capaci di riempirci la bocca del rispetto delle regole ma sempre pronti disinvoltamente a violarle. Del resto, è proprio quando si moltiplicano regole e leggi che bisognerebbe interrogarsi sul nostro senso di giustizia. Nel migliore dei mondi possibili, le leggi non servono. E tanto meno i limiti di velocità.

 

18 settembre 2023

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *