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SONO UN ONESTO PAGANO – Incontro con Massimo Fini

Una delle ultime caustiche battute che mi ha rivolto Massimo Fini, quando sono andata a trovarlo nella sua casa di Milano è stata: “Circolano tre leggende metropolitane sul mio conto. Che io sia misogino, che io sia omosessuale, che io sia un tombeur de femmes”.

Chissà se quest’ordine, mi sono chiesta. Almeno due di questi aggettivi sono comunque in palese contraddizione tra loro,  se non tutti e tre, ma, a pensarci, tutta la carriera e la personalità di Massimo Fini sono all’insegna della contraddizione. Beninteso, non di Massimo Fini con se stesso, ma di Massimo Fini col mondo presente e con il non-pensiero-unico-dominante. In ogni caso, che lui sia donnaiolo o misogino o omosessuale a me non cambia di una virgola la considerazione che ho di lui.

L’ho intervistato diverse volte per la Radio Vaticana in occasione dell’uscita di alcuni suoi libri. Da Ragazzo (2009) a Il Mullah Omar (2011) a Una vita. Un libro per tutti. O per nessuno (2015). Fino all’ultimo Il giornalismo fatto in pezzi (2021) tutti editi da Marsilio, a testimoniare la sua feconda parentela intellettuale con Cesare De Michelis.

Un eversivo con idee reazionarie? Un reazionario dal fascino bombarolo? Qualunque voce su Massimo Fini si possa costruire e far circolare non ne esaurisce l’appeal provocatorio, che sta concentrato in un fattore unico e oggi purtroppo raro: l’intelligenza. Che sia l’intelligenza, oggi, la vera provocazione? ( E si intenda con “intelligenza” la capacità di vedere sempre costantemente anche l’altra faccia della luna). I miei sporadici ma intensi incontri con Massimo Fini mi rendono ogni volta cosciente della mia latente, colpevole in-intelligenza. Si può anche non essere d’accordo con il suo dichiarato antimodernismo, con le sue posizioni scomode e radicali, ma non si può non essere d’accordo con il suo metodo intellettuale, di scavo e capovolgimento delle prospettive. Trascrivo qui, a riprova, la nostra più recente conversazione, registrata sul leggendario divano rosso del suo salotto-studio.

Vorrei iniziare  con le recenti uccisioni delle ragazze iraniane “ribelli”. La notizia ovviamente addolora, ma secondo te perché qui in occidente non abbiamo diritto di intervenire?

Abbiamo il diritto di condannare, non certo di arrivare con armi e bagagli da quelle parti. Poi bisogna anche tener conto di chi c’era prima al potere: c’era lo scià, servo degli americani e sostenuto da quella sottilissima strisca di altissima borghesia (che si poteva incontrare a Londra, per esempio). Dopo lo scià, grazie alla rivoluzione khomeinista oggi c’è un ceto medio consistente che giustamente protesta. Ma bisogna sempre ricordare il passato. Anche a Cuba, prima di Castro c’era Batista, un dittatore che aveva fatto di Cuba il postribolo degli americani…

 Ed è proprio inevitabile che in questi paesi la gente si rispecchi in noi, nei nostri modelli cosiddetti democratici?

No. Io sono contro tutti i totalitarismi: fascista, comunista, incluso il totalitarismo occidentale che pretende di omologare a sé il mondo intero. Se in Iran vorranno evoluire oppure no saranno fatti loro. A Helsinki è stato sancito da quasi tutti gli Stati del mondo il principio dell’“autodeterminazione dei popoli”.Noi siamo i grandi difensori del diritto internazionale. E abbiamo attaccato la Serbia nel 1999, l’Irak nel 2003, per non parlare dell’attacco più vergognoso alla Libia di Geddafi o all’Afghanistan, sulla presunzione che i talebani fossero in qualche modo coinvolti nell’attacco alle torri gemelle. Ma sarebbe bastato davvero poco per capire che i talebani non c’entravano per niente. Quando l’Isis cercò di penetrare nel paese, il Mullah Omar scrisse una lettera aperta a Al Bagdadi. Io te la riassumo in “finiano”, lui la scrisse in inglese: non ti permettere di entrane in Afghanistan perché noi stiamo facendo una guerra di indipendenza che non ha nulla a che vedere con i tuoi deliri geopolitici. In occidente non abbiamo capito questa cosa e così i talebani si sono trovati a combattere contro gli occupanti occidentali da una parte e contro l’Isis dall’altra. Ecco come  l’Isis è penetrata in Afghanistan.

Putin, che forse una volta era più intelligente, è stato l’unico a riconoscere i talebani come gruppo politico e militare, non terroristico. La ragione è evidente: se l’Isis sfonda in Afghanistan si avvicina pericolosamente a Mosca. Invece si è continuato a dire che sono terroristi, quando invece non lo sono mai stati. Certo, in casa loro  combattono contro l’occupante… E ciò che ha disgustato tutti gli afghani (talebani, non talebani) è stato il modo di vigliacco di combattere  (con aerei, droni, mezzi tecnologici etc) mentre per loro è importante vedere il nemico in faccia. Il combattente che “non combatte” perde ogni legittimità, quella particolare legittimità di uccidere in tempo di guerra, proibita in tempo di pace, che sta nell’accettare di essere altrettanto legittimamente uccisi, di essere alla pari, almeno formalmente.

Poi bisogna aggiungere che non si può fare una resistenza di vent’anni se non si ha l’appoggio di una buona parte della popolazione. Tra l’altro dovremmo chiederci come mai poi sono arrivati in due settimane a Kabul. Perché all’epoca del Mullah Omar Kabul aveva un milione e duecentomila abitanti, mentre adesso ne ha cinque milioni e mezzo. Per quei poveri ragazzi l’unica opportunità di avere un salario era arruolarsi. E quindi hanno sfondato tranquillamente. E’ stato il momento in cui io ho avuto, se mi permetti l’espressione, una eiaculazione: ero stato l’unico giornalista occidentale a difenderli o almeno a cercare di comprendere le loro ragioni!

Ma perché la vicenda dell’Afghanistan, a fronte delle altre invasioni che hai evocato prima, ti sta così tanto  cuore?

Due ragioni. Una molto pratica: ho seguito la loro vicenda fin dall’inizio. L’altra te la spiego con una storia. Il Mullah fugge in moto uccellando i servizi segreti  americani e inglesi che erano sulle sue tracce. Se ne potrebbe fare un film ma non lo faranno mai, visto che hanno proibito anche un necrologio. Lo cercano dappertutto. A un certo punto catturano uno dei suoi collaboratori principali che non è un uomo particolarmente coraggioso o un talebano fanatico, pensando di potergli scucire informazioni sul suo conto.Prima lo torturano, comme d’habitude,  poi gli promettono la libertà e un mucchio di dollari. E lui risponde: “Non c’è prezzo per la vita di un amico e di un compagno di battaglia”. Questa mentalità a me piace un sacco. Sono quelli che io chiamo i valori “pre-politici, pre-ideologici, pre-religiosi”…

Il senso del diritto naturale, intendi?

Si,  questi popoli lo hanno vivo, mentre noi l’abbiamo perso. Nel mondo del capitale ci si vende per quattro soldi. A questo proposito su Il fatto quotidiano ho citato di recente Guccini,  mi piace usare le canzoni, a volte  le metto in testa agli articoli, Marco (Travaglio, NdR) non è tanto d’accordo ma mi lascia fare. Ecco: i  miei punti di forza sono rimasti Travaglio ( che mi ha sempre trattato con grande riguardo) e la casa editrice Marsilio, anche se ormai non c’è più Cesare De Michelis.

Tutto qui? Nessun altro nel tuo parterre di amici fidati?

Direi di no. Anche perché il lockdown ha tagliato una serie di rapporti sociali. E per noi vecchi il fenomeno si è rivelato ancora più grave. Sì… Ho un po’ di amici sparsi… Ho una carissima amica, donna generosissima di sé che a cinquant’anni si è ammalata di tumore. Ha ragione Baudelaire quando dice che: “L’unica scusante di Dio è di non esistere”.

A riguardo non ti sei convinto dall’ultima volta? Insomma non hai cambiato idea?

Io mi ritengo un onesto pagano, come diceva Nietzsche di se stesso.

Però non sei un nietzschiano?

No, ma Nietzsche avuto un posto molto importante nella mia formazione.

Ma all’uomo nuovo non ci credi.

Ferma un attimo. Nietzsche resta un pensatore ottocentesco, ottimista, in qualche modo. Pensa l’uomo  come il tramite fra scimmia e superuomo. Ma il suo superuomo non è la bestia bionda che si sono inventati i nazisti, Superman è una fase ulteriore dell’umanità, quando non si farà più il male. Prima c’è  l’uomo allo stato brado ed è necessario che una si crei una società se no questo uomo si autodistrugge . Poi c’è l’uomo illuminista e infine questo superuomo che non fa il male perché capisce che fare il male … non fa bene… ! Il superuomo è una fase ulteriore e positiva dell’umanità.

 E a proposito di fase ulteriore e positiva… Tu che sei cosi fedele alla negazione del progresso… Come vedi tutti questi venti nucleari? Non credi che siamo arrivati a uno di quei punti che tu profetizzi quando dici che a causa del capitalismo la società occidentale, così intrisa di pseudo valori, sia arrivata al famoso punto di non ritorno?

L’atomica è  una variante. Ma non credo che finirà con l’atomica. A parte il fatto che Hirsoshima aveva instaurato un bel precedente. Ma dopo la bomba su Hiroshima c’è stata la bomba su Nagasaki. Ci si poteva ben rendere conto di quello che si era fatto, per non ripeterlo mai più. Non a caso il pilota che bombardò Hiroshima quando si rese conto di che cosa era successo finì in ospedale psichiatrico, ma era solo un brav’uomo che aveva dovuto ubbidire agli ordini. Francamente non credo che Putin sia così pazzo da usare l’atomica  Sarebbe la distruzione del mondo. Sarebbe come gettarsi un’arma letale sui piedi.

E non si salverebbero neppure gli indigeni delle isole Andemane, perché le radiazioni non rispettano i confini.

E allora come vedi la fine della storia in Ucraina? Qual è la tua previsione?

Visto che Zelenski ha messo per iscritto che non si può trattare con Putin, io non posso che sperare che vincano i russi. Che vincano, che si prendano la Crimea, che è russa da sempre…

Ma l’informazione ci dice l’esatto contrario. Che al momento i russi sono in difficoltà…

Saranno pure in difficoltà ma sono duecento milioni. E non possiamo dimenticare che hanno perso venti milioni di morti per vincere il nazismo. La guerra non l’hanno mica vinta solo gli americani. Certo, determinanti sono stati gli inglesi che sono un popolo eccezionale… Basta ricordare la battaglia di Dunkerque, e il re che resta sempre al suo posto…

Come il nostro!

Come no, che invece fuggì. Per questo Mussolini odiava la perfida Albione, perché capiva che gli inglesi sono un popolo mentre noi no. Noi abbiamo grandi individualità ma non siamo mai stati un popolo. Un esempio della grandezza del popolo inglese lo si poté vedere ai funerali di Lady Diana. Dietro alla bara quei quattro uomini, il Principe Carlo, Filippo e i due ragazzini e tutto il popolo di una compostezza assoluta. Per non parlare del gesto della regina, e del suo leggerissimo inchino al passaggio della bara.

Quindi tornando all’Ucraina, la tua speranza è , vista l’impossibilità delle trattative se Putin rimane al suo posto…

… Anche se  Zelenski rimane al suo posto la situazione non cambia. Costui in fondo sta ricattando tutto il mondo e l’Europa in particolare chiedendo in continuazione armi… Tra l’altro si è saputo che in Ucraina erano già presenti armi sofisticatissime fornite dagli Stati Uniti… Ma dunque con un uno che mette “no” per legge alla trattativa, come vuoi che finisca? Se la si mette così… uno dei due deve vincere per forza.

Dunque se tra i due, come tu prevedi, vincesse proprio Putin?

Si prende quello che si è gi a preso.

Ma gli USA non staranno a guardare…

Io credo però che ci siano molte incertezze (chiamiamole cosi) anche sulla figura di Zelenski, nel senso che gli Stati Uniti  vorrebbero che le azioni fossero coordinate, visto che gli hanno dato non so quanti miliardi e non che  costui faccia quello che gli pare… Sembra diventato il capo del mondo! In realtà sappiamo benissimo che sono altri i capi del mondo, che non sono né gli Stati Uniti né la Russia né la Cina, ma piuttosto i grandi finanzieri internazionali, in maggioranza ebrei (e te lo dice il figlio di un’ebrea).

Torno a quella battuta di Beaudelaire relativa a Dio, la cui unica scusante sarebbe quella di non esistere. Tu non hai proprio cambiato idea a riguardo ? Perché a volte invecchiando ci si ripensa…

Ah certo, la scommessa di Pascal! Ma se Dio esiste, credo che on tenga in alcun conto le conversioni in articulo mortis e quindi io non mi convertirò certo in articulo mortis.

Tu non hai nessun bisogno di Dio, ma di sacro sì.

Certamente, perché non va confusa la religione con la spiritualità. Io  presumo – certamente nessuno può giudicare se stesso, nessuno po’ vedere la propria nuca – io presumo di essere un uomo spirituale.

Me la spieghi questa cosa? Tu sei anche un gaudente… Vedo qui vino, sigarette…So la tua storia…

Io non ho solo questa parte libertina. Essere spirituali vuol dire anche capire le ragioni degli  altri. Purtroppo il mondo del sacro è sparito in questa società tutta materialista. Ma se Dio forse non esiste, il bisogno di sacro sì. Sono stato alla preghiera del venerdì a Teheran. E’ vero, i fedeli si  mettono in quella posizione per noi abbastanza comica, ma io mi sono davvero emozionato della  loro emozione. Loro sì che credono sul serio. Qui da noi se entri in chiesa, trovi solo quattro vecchiette spennacchiate col terrore della morte. Ma questo non è credere, è un’altra cosa.

Che cosa ti commuove?

La commozione degli altri. Mi commuove quello che disse l’amico del Mullah Omar: “non c’è prezzo per la vita di un amico e compagno di battaglia”. Mi commuove la lealtà spinta fino alla morte, se vuoi. Quei valori pre-politici, pre-religiosi… Che sono valori antichi. Poi io, è vero non sono credente, ma ho una grande ammirazione per quell’affascinante border-line che è Cristo. Intendo il Cristo secondo De André, non il Cristo in quanto figlio di Dio, ma in quanto portatore di quella cultura nostra in forza della quale, come disse Benedetto Croce, non possiamo non dirci cristiani.

Grazie per questo ripasso del pensiero finiano.

Sai che aumentano i finiani ? Forse è un segno inquietante. Per esempio il mio Dizionario Erotico è piaciuto moltissimo alle donne intelligenti. Chi esce bene da quelle pagine è proprio lei, la donna, la protagonista della vita. Chi ne esce male è il maschio: noi siamo solo dei fuchi transeunti, l’ho sempre pensato.

Anche io.

Trovo il femminismo di pessimo gusto. E sai che cosa rispondo a quella leggenda metropolitana che mi vuole un po’ misogino, un po’ omosessuale, un po’ tombeur de femmes? Che nessuna di queste voci corrisponde alla realtà ma che in ognuna c’è un pizzico di verità. E devo anche dire che dopo il “me too” la mia misognia è aumentata! Uno ti ha toccato il ginocchio vent’anni fa e tu lo distruggi? Penso al direttore ella Filarmonica di Amsterdam che ha perso il posto. Neanche parlassimo di uno stupratore seriale. Per altri versi è vero che tutte le mie amiche fanno fatica a trovare un rapporto serio, perché i maschi sono diventati troppo infantili e di questo sono fermamente convinto.

Però qualcuno ancora si salva, va detto.

 

Milano 8 ottobre – Roma 22 novembre 2022

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