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UNA COSA INUTILE

Per ascoltare invece di leggere:

 

Perché cercate tra i morti colui che è vivo? 

(Vangelo secondo Luca (24, 5-6)

Ho fatto una cosa inutile. Ho messo insieme vecchi oggetti quotidiani di mia mamma e ne ho fatto un pannello che ho appeso nella sua cucina. Uno squinternato, insensato omaggio a lei. La tavola da bucato come base, un vecchio pentolino come occhio, un altro pentolino scalda-latte come naso, un tappo del lavandino al posto dell’altro occhio e la base del ferro da stiro come bocca sdentata. Non si capisce se questa faccia sorride o manifesta spavento, o rabbia. Poi c’è la tavoletta stira-maniche come braccio e, in cima, un guanto scompagnato: l’inutile opera mi saluta così, rievocandomi quel drammatico e splendido verso di una poesia di Trilussa dedicata ai panni stesi al vento: “… E un fazzoletto sventola l’addio”. Quel guanto solitario è l’addio di mia mamma.

I vecchi arnesi da lavoro di una casalinga, straziati dall’uso quotidiano, sono l’eredità più preziosa che un figlio possa ricevere. No case, automobili, gioielli, danaro, conti in banca: mamma possedeva poco e questo poco quotidiano ed elegante, discreto e silenzioso, è stato la sua eredità. Oggetti usati per mandare avanti la casa, oggetti che hanno ricevuto i suoi gesti, che hanno toccato le sue mani, raccolto qualche lacrima, testimoniato preparazione di pranzi e cene, cura per la pulizia… Altre eredità sembrano ben più durature, mentre l’effimero del lavoro domestico sembra destinato a svanire insieme alla persona.

Per questo ho compiuto questo inutile gesto, cercando di trattenere in un piccolo monumento familiare la traccia di quell’eterno effimero, il cui destino sembra essere invece quello di volare nel vento, scompigliarsi nei ricordi, sfidando però proprio in questo modo l’eternità a eguagliarla, nonostante tutto.

A differenza di mio padre, che è stato un artista e di cui oggi ancora si celebrano le opere, mamma è stata un’ombra solitaria con il mestiere di scomparire. Mi chiedo perciò se cercare di trattenerla nelle sue cose non sia un’offesa alla sua migliore vocazione, al suo destino perfetto di non lasciare tracce se non nel mio cammino, davanti ai miei passi e a quelli di chi verrà dopo. Capisco allora, ma solo per un attimo, che le ombre sono più potenti delle pur care cose, cui ci aggrappiamo come futili ancore. Le ombre confinano con la luce. Ciao, mamma-ombra, mamma-luce.

*****

All’indomani della morte di mia madre, quindici anni fa, scrissi un dialogo, una intervista immaginaria della me piccola alla me grande, un dialogo con me stessa su mia madre. E’ diventato un libro edito da Graphe.it : Ma l’amore no

8 dicembre 2025

2 thoughts on “UNA COSA INUTILE

  1. Donatella

    Bello, questo ricordo di tua madre. Non ricordo di averla mai conosciuta. Forse solo intravista, fuggevolmente,ai tempi del ginnasio, in occasione di qualche ricevimento della Costantino. “La mamma di Laura De Luca” era stata per me, quella volta: non credo, sinceramente, di averle attribuito, allora, altra personalità: anche in quell’occasione, se il mio ricordo è genuino, si confermava la sua vocazione al mestiere di scomparire…
    Un caro, affettuoso saluto alla tua mamma-ombra mamma-luce… Donatella

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