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UN’ALTRA OCCASIONE

Come nei più canonici film catastrofisti di fantascienza, è stato un astronomo dilettante, per giunta italiano ( di Castellamare di Stabia)  ad avere individuato tra i primi la cosiddetta cometa verde, in avvicinamento alla terra tra pochi giorni. Era già passata da queste parti cinquantamila anni fa. L’avevano vista dunque solo occhi di uomini delle caverne, certamente più abituati di noi a scrutare il cielo, ed è per questo che è chiamata anche cometa di Neardenthal: avvistata quasi un anno fa da un telescopio robotizzato presso Monte Palomar come una traccia luminosa in movimento, è stata riconosciuta ufficialmente “cometa” qualche mese dopo. Il prossimo 30 gennaio 2023, dopo la mezzanotte, potrebbe essere visibile da Terra nelle vicinanze della stella polare. Ma è una stima in eccesso: attualmente le previsioni la danno non abbastanza luminosa per interessare la nostra vista a occhio nudo. Perché verde? Perché la sua vicinanza col Sole sta sciogliendo i gas ghiacciati di cui è composta, soprattutto carbonio, dando alla sua chioma questa particolare sfumatura cromatica che però pare sia comune a tutte le comete.

Ogni volta che una cometa ci si avvicina, ci sentiamo dire che è un’occasione irripetibile, e che, a motivo dei suoi ampli periodi orbitali, la rivedremo tra chissà quanto tempo. Così fu per la cometa d Halley nel 1986, così per la cometa di Hale-Bopp nel 1997, così per la cometa CC/2000 WM1 vista qui dalla Terra nel 2001. Lo scrittore e filosofo tedesco Ernst Junger visse una vita talmente lunga da poter vedere due volte nella vita la cometa di Halley. Due volte la cometa è infatti il titolo del suo diario di viaggio compiuto attraverso la Malaysia e l’Indonesia nella primavera del 1986 e il cui scopo era, oltre alla sua passione di entomologo, la speranza di doppiare l’incontro con il famoso oggetto celeste – più facile a quelle latitudini- già avvenuto settanta anni prima, in Germania.

Questa volta mi è apparsa più grande, ma nello stesso tempo meno imponente che allora – senza coda, con un luminosità vaga e diffusa, un po’ come un gomitolo di filo. Era anche più in alto nel cielo , sotto la costellazione australe del Triangolo, con la quale formava un trapezio allungato. Le comete ci si presentano così come gli antichi  pittori vollero collocarle sopra la stalla di Betlemme, e come esse infatti, secondo tradizioni degne di fede, sono apparse in tutta la loro terrificante grandezza”.

La grandezza della cometa, di ogni cometa, è forse il suo rapporto con il tempo, che certifica la nostra finitezza, l’esiguità della vita umana. Perciò doppiare l’incontro con una di loro è un desiderio giusto, e insieme di rara soddisfazione.

Nella mia vita , forse per un naturale bisogno di autodifesa dalla percezione di tale finitezza terrestre, ho il ricordo cronologicamente impreciso, ma vivissimo e diretto, del passaggio di una cometa nitida, grande e splendente, apparentemente vicina, davanti ai miei occhi. L’incertezza cronologica mi suggerisce che io voglia fare inconsciamente di quell’incontro un evento sospeso, intoccato dal tempo, quasi emancipato dalla tirannia dei calendari. O che forse io l’abbia semplicemente sognata.

La ricognizione dell’amico astrofilo Beppe Barbero di Torino mi ha aiutato a pensare che “lei” fosse C/2000 WM1 , che si avvicinò a noi nel dicembre del 2001. Nonostante ciò, la mia memoria mi porta invece a datare quell’incontro uno o addirittura due anni prima, alla vigilia o alla chiusura del Grande Giubileo del 2000. Passavo in auto in una via  che a Roma collega due quartieri non lontani, Balduina e Primavalle, attraversando il versante incolto e selvaggio del Parco Regionale del Pineto; costeggiavo la ferrovia Roma-Viterbo e all’improvviso mi chiamò quel bagliore. Ferma e alta nel cielo nero, sembrava essere apparsa solo per me. Mi stupisco oggi di non essermi stupita allora, sentii solo una grande speranza: era dicembre, era l’apertura – o più probabilmente la chiusura – di un anno importante, pieno di incontri decisivi per me. Era giusto che qualcosa di unico e strano, di inquietante e bellissimo accadesse davanti ai miei occhi. Come se io fossi davvero una dei pastori in viaggio verso la grotta, in viaggio verso qualcosa…

Forse, al di là del suo splendore, delle sfumature della sua chioma e della brillantezza della sua coda, ogni cometa ci ricorda, nella fugacità del suo passaggio, la fugacità della grazia e del tempo di grazia. Ognuno di noi ne ha solo uno o pochi di più nel corso della propria vita. Per coglierlo, è necessario l’allenamento a guardare in alto. Beninteso, badando a non inciampare. Quella sera, quel dicembre, io tornai a casa con la certezza della pienezza del mio tempo. Non so se l’ho in parte sprecato. Non so se la verde Neardenthal mi suggerirà ancora un’altra occasione.

15 gennaio 2023

 

La foto è di don Luca Peyron, parroco astrofilo e poliedrico, passatami da Beppe Barbero. Grazie a entrambi.

2 thoughts on “UN’ALTRA OCCASIONE

  1. Beppe

    Ogni cometa ben visibile ad occhio nudo, possibilmente da cieli bui e tersi, è un mistero silenzioso “appeso” sù nel cielo che ci ricorda che lei ripasserà , magari tra cinquantamila anni, e sarà curiosa di guardare giù e vedere cosa saremo diventati, se ancora qui saremo…

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