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UNDICESIMA

L’uomo è debole quando è vittima e forse è ancora più debole quando è oppressore. Queste parole le pronunciò Giovanni Paolo II nel settembre di trent’anni fa. Si trovava in un luogo particolare, su un piccolo colle della Ltuania, la Collina delle Croci, divenuto punto di commemorazione dei caduti per la difesa dell’identità nazionale. E sappiamo quanto in quelle regioni il sentimento patriottico sia potente: basta pensare alla fiera, indistruttibile resistenza ucraina di questi mesi. Attualmente, sulla Collina delle Croci si trovano oltre quattrocentomila mila croci piantate nel corso degli anni senza alcun criterio o nesso logico: si trovano affiancate semplici simboli di plastica o di ferro prodotti in serie e monumentali opere d’arte. Questo “bosco” di esemplari dello stesso simbolo variamente declinato ci ricorda la “democraticità” del dolore e della fragilità umana, che accomuna tutti, perfino i buoni e i cattivi, per parafrasare il pensiero di Giovanni Paolo II.  La varietà di forme che la sofferenza assume ne conferma l’universalità dolorosa, da una parte e dall’altra.

Undicesima stazione. Gesù è inchiodato sulla croce. E’ vero che su quel legno c’è posto solo per uno (per uno alla volta), e tuttavia possiamo immaginare inchiodati insieme alle vittime anche i persecutori: chi compie il male sconta a sua volta il supplizio dell’ignoranza. “Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno”.

 

5 aprile 2023

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