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QUELLA “VOGLIA” DI RICOSTRUZIONE

Quella voglia di vino rosso sulla sua fronte ampia fu la più gustosa fonte di ispirazione per i vignettisti degli anni ottanta che cercavano di immaginare gli sviluppi della perestroika, esattamente come una compromettente imperfezione sulla piattezza di una ideologia che ormai stava mostrando le proprie falle.

All’indomani della sua morte, un quotidiano italiano titolava ieri:  “Gorbačëv non era un politico, si comportò da essere umano”. Ma che cosa dovrebbe essere un politico se non un super essere umano, un uomo speciale, illuminato, preveggente, saggio e astuto quanto basta, intuitivo e magnanimo, lucido e realista, ma soprattutto con la vocazione al servizio degli altri? Forse dovremmo piuttosto pensare a Gorbačëv come a un uomo che incarnò una nuova modalità della politica, più trasparente e più autenticamente umana. Titolando piuttosto: “Gorbačëv fu un essere umano che si comportò finalmente da politico”. E questo valse particolarmente per un paese come quella vecchia, austera e  autoreferenziale Unione Sovietica, e che molti vedono reincarnarsi oggi nelle smanie neo espansionistiche e neo accentratrici di Vladimir Putin.

Un eccezionale riformatore, benché in parte costretto a questo dalla storia, a fare i conti cioè con una economia interna disastrosa, con la necessità di iniziare a confrontarsi con il resto del mondo e dunque a lanciare il primo seme di una globalizzazione sana, un uomo dunque capace di cambiare il proprio pensiero alla constatazione che tutto  intorno a sé stava cambiando. “La testa è rotonda per permettere al pensiero di cambiare direzione” sosteneva Francis Picabia. E cito a proposito un esponente dadaista per rispondere alla pseudo provocazione dadaista di Marco Rizzo che brindava ieri alla morte di Gorby definito capobanda dei globalizzatori.

Non tutti i politici hanno la duttilità di adattarsi al mutamento del proprio tempo (a parte i voltagabbana per vocazione). E i regimi ancora meno. Fino a un certo punto Unione Sovietica era in occidente sinonimo di immutabilità granitica, di monolitica adesione all’ideologia marxista: nessuno scarto, nessun pertugio verso possibili alternative, nessuna evoluzione. Gorby intuì che quei tempi erano finiti: aveva “voglia” di un mondo nuovo, di un socialismo meno inamidato e meno cupo, più rispettoso delle aspirazioni dei singoli. Di questo dobbiamo dirgli grazie. Oltre che di avere intuito l’importanza dell’apertura e della cooperazione fra paesi anche diversi, la necessità di una perestroika anche ecologica, l’urgenza di mettere un punto alle guerre stellari, alla corsa agli armamenti. Al fuoco del caminetto di Ginevra davanti a cui posò sorridente con Ronald Reagan, si scaldò quel grande freddo che aveva congelato mezza Europa da Yalta in poi, ma iniziò anche a sciogliersi il funesto iceberg dell’Urss. Ci volle l’incidente di Chernobyl, con le reticenze, le omissioni, le responsabilità occultate, per far capire al mondo che l’opera di Gorbaciov era solamente iniziata, che era appena avviata una inarrestabile catena di fatti che avrebbero cambiato il volto dell’Europa e l’assetto del mondo. Forse. O forse no.

Estromesso dai vertici del suo paese, uscì di fatto di scena. Il suo sogno di ricostruire un socialismo più trasparente e “umano” si è diluito nell’avanzata inesorabile della pseudo democrazia di un liberismo che ha infestato mezzo mondo, rivelandosi ancora più inumano dei vecchi regimi socialisti.

Dalla padella nella brace?

All’Assemblea generale dell’Onu, nel dicembre del 1988, Gorbačëv disse: “Il mondo in cui viviamo oggi è radicalmente diverso da quello dell’inizio o addirittura della metà del nostro secolo. (…) La comparsa delle armi nucleari non ha fatto che sottolineare tragicamente il carattere fondamentale di tali mutamenti. (…) Si è posto in tutta la sua grandezza il problema della sopravvivenza e dell’autoconservazione dell’umanità”.

Ancora vero. Ancora oggi lo provano purtroppo gli inquieti giorni di Zaporižžja. Che con i sogni di crescita e progresso si stiano esaurendo anche i giorni di sopravvivenza dell’umanità?

 

1 settembre 2022

 

 

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