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SENZA PAROLE

Ho appena partecipato alla messa (“autocelebrata”!) per il cinquantesimo di sacerdozio del gesuita Federico Lombardi, già direttore della Sala Stampa della Santa Sede, della Radio Vaticana e del Centro Televisivo Vaticano. Aveva iniziato nel 1973 come redattore a La Civiltà Cattolica, divenendone poi vicedirettore quattro anni dopo. Esperto di comunicazione, ma soprattutto esperto di umanità. E’ stato mio direttore per circa trent’anni. Dagli ultimi anni ottanta del secolo scorso a metà degli anni dieci del nuovo: insieme a lui abbiamo visto, raccontato e documentato di tutto. La perestroika di Gorbaciov, le guerre nel Medio Oriente, la caduta del muro, gli straordinari viaggi di Giovanni Paolo II, la guerra in Bosnia, l’avvento di Internet, la pecora Dolly, il passaggio del millennio e il Grande Giubileo, il dibattito sul nucleare, la radio digitale, i satelliti, l’attentato alle torri gemelle, l’elezione di Benedetto XVI, la caduta di Saddam Hussein, la caduta di Geddafi, la crisi economica, la crisi ecologica, le drammatiche migrazioni nel Mediterraneo, la rinuncia di Benedetto…

Nessuno di noi redattori e tecnici della Radio sapeva come facesse il nostro direttore, negli ultimi anni, a spostarsi con tanta elasticità da una scrivania all’altra, ricoprendo i suoi tre simultanei ruoli di fronte ai tanti tumultuosi eventi di cronaca e alle tragedie del mondo: era comunque impossibile veder dileguare dalla sua persona quell’aureola di inossidabile cortesia piemontese, ma soprattutto veder affievolire il suo spirito di servizio sacerdotale…

Alla messa odierna, presieduta da lui stesso, sarebbe stato facile ascoltare nell’omelia qualche concessione autoreferenziale. Gliel’avremmo perdonata: eravamo lì per lui e infatti alla fine lo avremmo salutato con un applauso festoso. E invece, dopo avere ringraziato tutti per le tante manifestazioni di stima, affetto e gratitudine, ha detto in buona sostanza: e adesso lasciatemi parlare di Gesù, che è il solo motivo per cui siamo qui.

Parlare di Gesù, per l’appunto. E continuare a farlo da organi di informazione che, accanto alle notizie sull’attività del papa e della Chiesa, puntano a diffonderne e a filtrarne anche altre, provenienti dal mondo e dalle sue follie. Per parlare di Gesù Padre Lombardi ha iniziato evocando i paesaggi mozzafiato delle sue montagne, davanti ai quali si può rimanere letteralmente senza parole. Anche di fronte all’immagine di Gesù morto e trafitto dalla lancia del centurione, rappresentata in infinite opere d’arte, padre Lombardi ha confessato di rimanere sempre senza parole. Che altro aggiungere di fronte al mistero di un cuore che si lascia appunto colpire e aprire, sversando intorno esclusivamente perdono? E non è significativo che sia proprio un grande esperto di comunicazione a sottolineare l’irrompere del silenzio di fronte al mistero dell’amore di Dio per l’uomo? Come se tutte le nostre ben calibrate parole a un certo punto andassero ad infrangersi contro la semplicità di un gesto e di una testimonianza: fare letteralmente l’amore, piuttosto che parlarne in astratto.

Proprio in questo padre Lombardi è rimasto sempre uomo di Dio. Con umiltà e disarmante trasparenza. Pur nelle tempeste di comunicati, annunci, notizie, smentite… Pur nella frenesia di partenze, riunioni, convocazioni, convegni… è rimasto semplicemente prete. A celebrare matrimoni e funerali, a ricordare le piccole grandi storie dei suoi collaboratori, a recitare in silenzio una preghiera, a chiamarci per nome.

Ma il nostro ex direttore si è permessa anche un’altra confessione personale: il ricordo di quando le radiocronache delle Sante Messe nella basilica vaticana avvenivano dalla sommità dell’alta loggia di destra che affaccia proprio sul baldacchino del Bernini. Oggi le dirette avvengono in piccole cabine tramite collegamenti televisivi, mentre all’epoca cronisti e coordinatore ci affacciavamo dalla balaustra di quella loggia e commentavamo le messe davvero in diretta, testimoniando cioè in prima persona, dall’alto, ciò che vedevamo coi nostri occhi svolgersi sull’altare. Non c’è stata però sterile nostalgia in questo ricordo, ma di nuovo l’incantato mutismo di chi ancora e sempre si commuove davanti alle mani di un prete –dunque anche delle proprie- nelle quali il pane per davvero diventa corpo, il vino per davvero diventa sangue…

Come un colpo di teatro finale, come una perla lasciata cadere quasi con noncuranza, il direttore ha aggiunto un ultimo non casuale promemoria, ricordando a molti di noi che nella nicchia alla base della loggia delle radiocronache c’è una grande scultura del Bernini raffigurante il gigante san Longino: proprio quel centurione che conficcò la lancia nel petto di Gesù. Bernini lo ha “fotografato” nell’istante stupefatto della sua conversione, quando, vedendo sgorgare sangue e acqua da quel costato, rimase anche lui senza parole, e si convertì.

Grazie, padre Lombardi: di fronte alla grazia del tuo sacerdozio, anche una miscredente come me ha vacillato. Anche io oggi posso in parte “vedere” il tuo Gesù, che mi sembra ti assomigli.

 

6 settembre 2022

 

 

 

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